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mercoledì 16 maggio 2018

#Regeni : con nuovi video possibile un passo in avanti verso la verità

In queste ore al Cairo, dove sono arrivati ieri gli inquirenti italiani che indagano sulla morte di Giulio Regeni, sono iniziate le operazioni di recupero dei video delle telecamere di sorveglianza della metropolitana su cui è salito il ricercatore friulano la sera in cui venne rapito, il 25 gennaio del 2016.

A effettuare il recupero delle immagini è un team russo che ha sviluppato un software specifico per ripristinare file video sovrascritti, come avvenuto per quelli registrati il giorno della scomparsa di Regeni. Questo intervento permetterà l'acquisizione di un'enorme quantità di dati, circa 108 terabyte che saranno poi analizzati dagli esperti dei due pool investigativi dei due paesi.

Come chiesto dalla procura di Roma, le immagini estrapolate non riguarderanno solo il tratto compreso tra le stazioni Dokki, nel quartiere dove Giulio viveva e da dove fece l'ultima chiamata prima del sequestro, e El Bohoth, dove era diretto la sera del sequestro, ma l'intero percorso della linea 2 della metro, in un orario compreso tra le 19 e le 21. Ci vorranno 12 giorni per recuperare i video, che saranno consegnati al procuratore Sergio Colaiocco che sta portando avanti l'inchiesta a Roma. L'operazione, si spera, potrebbe esere utile a chiarire i "buchi" che fino a oggi hanno condizionato, limitato, l'indagine.

L'obiettivo della Procura capitolina è passare al setaccio le immagini per evidenziare l'eventuale presenza, in quel lasso di tempo, di qualcuno dei nove agenti della National Security coinvolti nell'inchiesta legata alla morte del ricercatore.

Sempre se i video delle telecamere di sorveglianza non siano stati manomessi. Il dubbio è legittimo visti i precedenti con gli inquirenti egiziani, compresi i tentativi di depistaggio e di intimidazione attraverso l'arresto di consulenti della famiglia Regeni e di attivisti impegnati sul caso. Come è avvenuto l'11 maggio, quando Mohamed Lotfy, fondatore della Commissione egiziana per i diritti e la libertà (Ecrf) è stato arrestato insieme alla moglie Amal Fathy e portati in carcere insieme al figlio di 3 anni. Lofty dopo alcune ore, avendo doppia nazionalità, egiziana e svizzera, è stato rilasciato con il bambino mentre Amal è stata trattenuta per aver pubblicato un video contro le molestie sessuali su Facebook.
Nelle immagini postate, Fathi criticava il sistema egiziano e le istituzioni nazionali ree di consentire violazioni dei diritti delle donne. Le accuse erano rivolte soprattutto ai servizi di sicurezza e alla banca Misr, dove racconta di aver avuto problemi.

Ma ciò che più pesa su questa giovane e coraggiosa attivista è l'essere la moglie di un consulente della famiglia Regeni. La mamma di Giulio, Paola Deffendi, ha avuto per lei parole di profonda preoccupazione e costernazione. Si è detta "molto inquieta" per il suo arresto, una donna innocente,madre di un bambino di tre anni. E nel giorno della Festa della mamma, oltre a ricordare il dolore di Paola, che ha perso un figlio nel modo più atroce possibile, vogliamo sostenere più che mai questa nuova battaglia di verità e giustizia.

"Ciò che è accaduto vuol dire che siamo molto vicini alla verità. Ma la verità non può essere pericolosa per chi la cerca" ha detto nel corso dell'incontro promosso dall'Associazione amico di Roberto Morrione dedicato a Giulio che si è svolto al Salone del libro di Torino nel giorno dell'apertura della Fiera al quale hanno partecipato anche Claudio Regeni, l'avvocato Ballerini e Beppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana.

"Sarei preoccupata per chiunque -ha aggiunto- e lo sono ancora di più per una donna, sapendo quello che possono farle."

Amal è accusata di terrorismo, un reato che in Egitto può portare all'ergastolo e alla pena di morte. Arrestata con il marito e il figlio, poi rilasciati perché hanno la doppia cittadinanza, egiziana e svizzera, è ora rinchiusa nel carcere femminile del Cairo.

Per Amal, per continuare a sostenere la campagna di verità e giustizia per Giulio Regeni, ho raccolto da mamma. Da donna, da giornalista, l'appello di Paola che ha chiesto di affiancarla nello sciopero della fame per chiedere la sua liberazione. I primi a rispondere, i ragazzi del collettivo Giulio Siamo Noi, che quotidianamente ricordano Giulio.

Noi operatori dell'informazione abbiamo, invece, il dovere di restare vigili e raccontare quanto avvenga in Egitto. Attraverso questo blog, intanto, la sottoscritta continuerà a fare pressione affinché anche le istituzioni italiane si facciano carico del caso e si impegnino affinché venga restituita la libertà a Amal Fathy.

Siamo tutti chiamati a animare una scorta mediatica per questa ennesima vittima del sistema giudiziario e di sicurezza egiziano. Come per Shawkan e per i Giulio d'Egitto che non conosciamo.

Antonella Napoli

   


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