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sabato 5 maggio 2018

#lussuria o moralità? la #sessualità nella donna

Si è spesso discusso sul perché la donna sia passiva nella sessualità o perché il desiderio maschile sia più intenso di quello femminile, risultando in un’attività più intensa e in un maggior numero di partner. Ci sono due linee di opinione generali: una sostiene che è la cultura che influenza la donna e la modella fin da bambina ad assumere atteggiamenti passivi e a disinteressarsi al sesso; l’altra invece sostiene che le ragioni siano intrinseche nella sua natura. I sostenitori di questa seconda linea si dividono, a loro volta, tra chi ritiene l’uomo più dotato di forza vitale, che deve quindi esprimere e chi, invece, vede la donna come detentrice di una maggiore forza morale, di una purezza sconosciute all’uomo, e pertanto superiore.

Ma perché diamo così tanto per scontato che la donna provi un desiderio sessuale più limitato rispetto all’uomo? A noi sembra molto comune avere questa opinione, ma se viaggiassimo indietro nel tempo resteremmo molto sorpresi di scoprire che i nostri antenati avevano opinioni alquanto diverse.

Esiste un mito greco molto esplicativo, che racconta come Zeus, il re dell’Olimpo, e sua moglie Era, stessero discutendo di chi provasse più piacere nelle attività amorose, se l’uomo o la donna. Non trovando una risposta, interrogarono l’indovino Tiresia, che nella sua vita, a causa di varie vicissitudini, era stato sia uomo sia donna. Tiresia non ebbe dubbi nel rispondere che la donna era ampiamente in vantaggio!

Guardiamo ad epoche più recenti. Nel Medioevo e per tutta la prima età moderna, si riteneva, contrariamente ad oggi a quanto pare, che le donne fossero “moralmente più deboli degli uomini e quindi più facilmente soggette alla tentazione del diavolo”. Questa tentazione non riguardava solo la presunta inferiorità intellettuale della donna, ma anche proprio la sua più accentuata sensualità rispetto agli uomini.

Alla fine del medioevo iniziò a circolare un testo, che potremo definire un vero ‘best seller’, dedicato alla stregoneria, il Malleus Maleficarum (martello delle streghe), scritto da due inquisitori, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger. Il libro è famoso per la sua estrema misoginia e funse da vero e proprio manuale per la caccia alle streghe, utilizzato dagli inquisitori per alcuni secoli come base per capire chi fossero le streghe e come comportarsi a riguardo. Il Malleus affermava che “tutta la stregoneria deriva dalla lussuria della carne, che nelle donne è insaziabile”. All’epoca si riteneva, infatti, che una strega diventasse tale a causa di un patto col diavolo, non perché avesse poteri speciali dalla nascita. E come faceva il diavolo a convincere le persone ad accettare un patto con lui? Oltre a promettere ricchezze, faceva delle avance sessuali, e le donne ci cadevano facilmente, data la loro naturale propensione a ciò! Un’altra testimonianza è quella di Boguet, un giudice secolare (non un ecclesiastico, quindi), che affermò che il diavolo aveva rapporti sessuali con tutte le streghe perché sapeva che “le donne amano i piaceri della carne”.

I documenti dei vari processi per le streghe parlano diffusamente di attività sessuali promiscue e orge sfrenate che costituivano la gran parte delle attività che si riteneva si svolgessero nei Sabba. Potremmo tranquillamente dire che si trattava con ogni probabilità di fantasie erotiche represse da parte degli inquisitori, che estorcevano le confessioni alle ‘streghe’ sotto tortura, suggerendo le risposte in base ai loro preconcetti, di solito calcati sulla lettura di libri simili, appunto, al Malleus Maleficarum.

Questa visione della donna lussuriosa e tentatrice era molto adatta a giustificare le pulsioni di preti e monaci, che potevano in questo modo gettare tutta la colpa sulle donne stesse dei desideri accesi che esse suscitavano, e che loro, poverini, subivano…

Nel ‘700 le cose iniziarono a cambiare e pian piano si fece largo l’idea di una donna passiva o addirittura incapace di provare piacere, del tutto disinteressata al sesso. Con l’età vittoriana questo aspetto divenne ancora più accentuato ed oggi è il modello di pensiero dominante. Per quanto oggi ci sia una forte emancipazione femminile sul tema della sessualità, prevale l’idea che l’uomo abbia istinti che non può o che fa molta fatica a controllare, mentre una donna vive il sesso solo nel momento in cui decide di farlo, senza che sia più di tanto impattante sulla sua vita.

Chi avrà mai ragione? La gente del medioevo si sbagliava del tutto? Perché si ostinava a considerare come naturale una sessualità femminile vivace e accesa? La verità, probabilmente, è che ogni persona è diversa. Punto. Guardare al passato ci permette di capire quanto le idee che abbiamo oggi siano relative al momento storico che viviamo e non naturali ed intrinseche in una categoria o in un genere.

Valeria Franco


   


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