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mercoledì 16 maggio 2018

in #Africa, pompini e #gay sono le ossessioni e le promesse da #presidenti

Basta pompini. È inutile girarci intorno: è questo il raffinato messaggio di Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda. “La bocca è fatta per mangiare, non per il sesso” ha spiegato l’illuminato politico (molto apprezzato dalla Lega Nord italiana), aggiungendo che questa pratica sessuale sarebbe stata introdotta nel paese da non meglio identificati “stranieri“. Insomma, anche il sesso orale è descritto come “unafrican” (non africano), esattamente come l’omosessualità. E allora dovremmo ricordare a Museveni che la bocca è fatta davvero per mangiare, e non per dire simili stupidaggini.


“Homosexuality is not an issue”

Intanto, dopo che la premier britannica Theresa May ha lanciato l’invito a cancellare le leggi coloniali che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso, due presidenti africani hanno dichiarato che l’omosessualità “is not an issue” nel loro paese. Questa stessa espressione, però, aveva un significato ben diverso nei due casi.

Per il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, l’omosessualità “is not an issue“, non è una questione all’ordine del giorno: il capo di stato ha spiegato che non ha intenzione di impegnarsi “su un tema che non ha nessuna importanza per il popolo della repubblica del Kenya“, dal momento che le attuali leggi (fino a 14 anni di carcere per chi pratica “sodomia”) “hanno il sostegno del 99% delle persone, indipendentemente dalla comunità a cui appartengono“. Per Kenyatta l’omosessualità è “inaccettabile e sgradevole“, contraria alla cultura e alle leggi keniote e non c’entra nulla con i diritti umani.


Libertà per LGBT in Gambia?

Anche il presidente del Gambia, Adama Barrow, ha detto che l’omosessualità “is not an issue” nel proprio paese, ma in questo caso voleva esprimere un concetto ben diverso da Kenyatta: per lui semplicemente non è un problema. Questo capo di stato ha descritto un paese dove non importa se sei etero o gay e in cui tutti possono vivere tranquillamente. Peccato che abbia descritto un paese che non c’è: in Gambia continua a essere in vigore la legge voluta dal predecessore di Barrow, il dittatore ferocemente omofobo Yahya Jammeh, che punisce i rapporti tra persone dello stesso sesso con l’ergastolo.

Barrow ha comunque promesso riforme anche costituzionali per garantire diritti fondamentali, libertà e uguaglianza per tutti i cittadini. Parole che hanno scatenato grandi polemiche sui social network: per molti internauti le parole del presidente sono semplicemente inaccettabili. Eh già, il Gambia gay-friendly di Barrow è un paese che non c’è, ma che forse lui contribuirà a costruire.


Pier Cesare Notaro







   

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