BOTTONI [1]

venerdì 15 settembre 2017

#gestazione per altri, ‘chi parla di mercimonio non rispetta la libertà della donna’

«Ma chi te l’ha fatto fare?» chiedevo l’altra sera a Nicola Carone, un giovane dottorando che ha recentemente scritto In origine è il dono (Il Saggiatore, 2016). Eravamo al Gay Village, a Roma, per un incontro con Monica Cirinnà in cui si parlava di gestazione per altri (Gpa). Un argomento che rischia di lasciare scie di sangue, visto il livello del dibattito odierno, avvelenato non solo dalle solite frange omofobe, ma anche da una minoranza di agguerrite femministe che ne hanno sposato argomenti e modalità di relazione. Nicola non si scompone, e comincia a parlarmi del suo libro e della sua ricerca.

«Era il 2011, discutevo con Vittorio Lingiardi il tema della mia tesi magistrale. Non pensavamo che la Gpa sarebbe diventata oggetto di dibattito pubblico». Comincia così un lavoro di ricerca che si è sviluppato tra la Sapienza di Roma e il Centre for Family Research di Cambridge. Fino a quel momento, in Italia, si parlava di omogenitorialità concentrandosi sull’influenza che orientamento e genere sessuale dei genitori potessero avere sul benessere dei figli. «A me, invece, interessava indagare anche l’importanza della presenza o assenza delle altre figure del concepimento e della nascita (i donatori di gameti e le gestanti) nella vita familiare e nel racconto delle origini per lo sviluppo psicologico del bambino».

Ne è nata una metodologia di ricerca basata sulla rilevazione quantitativa (questionari e osservazioni) e qualitativa, attraverso interviste. Eppure, gli faccio notare, la presenza di forme di pagamento/rimborso sembra contraddire il concetto di “dono”. «In realtà, non è così. Il concepimento e la nascita si collocano nel campo degli investimenti affettivi: quell’atto può essere compreso soltanto a partire dal significato espresso dalle persone coinvolte. Sono prima di tutto i donatori, le donatrici e le gestanti, a viverlo come un dono». Si istituisce, poi, un legame relazionale tra chi dona e chi riceve: donatori, donatrici, gestanti, genitori e bambini si conoscono e instaurano una relazione affettiva, contraddicendo così l’equazione “denaro = scambio di merce”. In altre parole, «non è sufficiente la presenza di un compenso economico per trasformare una scelta volontaria in uno scambio immorale e rovinoso di corpi e desideri».

Visione rigettata in toto da quelle frange omofobe e, purtroppo, anche interne a un certo femminismo che bolla il tutto come mercimonio. «Affermazioni che non tengono conto della libera scelta della donna a condurre una Gpa e del contesto in cui questa avviene», ribatte senza indugi Carone, che ricorda come questo approccio «pretende di sostituire il pensiero della donna coinvolta con il proprio e parlare al suo posto con espressioni a effetto (“mercimonio”) o che rimandano a un ordine morale (“è giusto condurre una gestazione per altri?”)». Quello che sorprende, aggiunge, è che spesso a farlo sono coloro che meno di quarant’anni fa rivendicavano l’autodeterminazione della donna a disporre del proprio corpo.

Il problema, ovviamente, esiste: «Ci sono contesti in cui la Gpa avviene in condizioni estreme e disumane, la salute della donna è a rischio e non c’è alcuna volontarietà nel portarla avanti. Non sono per fortuna i più rappresentativi, ma proprio questi casi mostrano la necessità di regolamentare la pratica affinché venga tutelato il benessere psico-fisico della gestante». E Carone ricorda ancora come nei paesi in cui la dignità della donna è riconosciuta, come in California, la tutela è massima. «Alla luce di tutto ciò, è necessario articolare la discussione non sulla transazione economica e sulle motivazioni a intraprendere la Gpa, ma sulle condizioni in cui viene praticata e accertarci che sia sempre etica».

Il tema della genitorialità è il prossimo campo di battaglia della comunità Lgbt nel nostro paese e le divisioni, anche dentro la gay community, rischiano di essere laceranti. Monica Cirinnà, dal palco del Village, ricordava come le leggi in merito dovrebbero partire dal riconoscimento dei diritti dei bambini, svincolandoli dal modo in cui vengono al mondo. Carone va oltre: «Credo che ogni persona, eterosessuale o omosessuale, single o in coppia, debba essere messa nelle condizioni di poter scegliere quale forma di genitorialità realizzare. Sia essa con concepimento spontaneo, adottiva, o con ricorso alla procreazione medicalmente assistita». Il dibattito può cominciare da queste posizioni. Di buon senso, converrete. Il resto è il solito show. Di cui non si sente il bisogno.


Dario Accolla 

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