BOTTONI [1]

giovedì 4 maggio 2017

la mamma è lesbica; #comingout con i miei figli e sviluppi

Ecco come l’ho detto ai miei figli. Così. Quattro parole che, in quel momento, pesavano più di una montagna.

Per mesi avevo pensato a quando fare coming out con loro e a come farlo. Nella mia testa rotolavano parole e frasi, immaginavo il mio discorso e più volte lo cambiavo, cercavo di prevedere la loro possibile reazione e, sempre, un pugno allo stomaco mi costringeva al silenzio. Ad ogni giorno che finiva senza che io avessi concluso niente, continuando a trascinare me e loro nella ripetizione di una realtà falsata, mi sentivo un verme appeso all’amo. Un teatrino che mi costringeva ad indossare una maschera così pesante da schiacciare il cuore e il respiro.

Poi quel momento è arrivato. Era un pomeriggio di primavera. Brita aveva un paio di anni e Ari otto. Giuseppe era appena tornato dal lavoro. Io ho sentito una spinta interiore a vuotare il sacco. Un calcio nel sedere dell’anima. E così ho chiesto a lui di affrontare insieme il tema della nostra imminente separazione e comunicarla ai bimbi. Ari è rimasto sorpreso e preoccupato e ci ha domandato il motivo, dato che non aveva percepito tensioni tra me e il padre. Così gli ho risposto con semplicità: “Amore, ci separiamo perché a mamma piacciono le donne”. È rimasto in silenzio, dubbioso, al che ho aggiunto: “Eh, come vedi papà non è esattamente una bella donna!”. E lì ci siamo messi a ridere e la morsa allo stomaco si è allentata.

Abbiamo proseguito chiarendo che saremmo stati i suoi genitori per sempre e che si sarebbero verificati dei cambiamenti, ma che li avremmo affrontati insieme. Lo abbiamo rassicurato che poteva dirci tutto quello che pensava o lo preoccupava e che noi lo avremmo sostenuto.

Nei mesi seguenti abbiamo affrontato momenti difficili, di silenzio e incomprensioni tra Giuseppe e me, ma mai abbiamo smesso di collaborare per il bene dei bambini. Per un po’ abbiamo continuato a coabitare, il che ha permesso loro di abituarsi al cambiamento con gradualità. L’anno successivo lui ha cambiato casa, il che è stato utile a mettere quella distanza necessaria quando un rapporto si chiude. Poi, per necessità economiche, logistiche – e dato che il rapporto tra lui e me ormai lo consentiva – abbiamo deciso di tornare a vivere nella nostra vecchia casa. Per fortuna abbiamo quattro camere da letto e a nessuno è toccato il divano.

Nel frattempo i bambini crescevano e anche noi adulti aggiustavamo il tiro. Tra alti e bassi, errori e successi, abbiamo imparato ad essere famiglia senza più essere due amanti, abbiamo trasformato l’amore di coppia in qualcosa di diverso, ma non meno forte. Siamo stati bravi e determinati, perché ci abbiamo lavorato con impegno e tenacia senza mai dimenticare che i bambini e il loro benessere andavano tutelati. Abbiamo commesso errori e li abbiamo riparati, senza mai smettere di confrontarci tra di noi e con loro. I bambini hanno conosciuto le donne che ho frequentato e hanno imparato che trovare la persona giusta non è facile, che è difficile beccarla al primo colpo, ma pure al secondo, al terzo… E che la persona giusta non la trovi, se prima non impari chi sei, chi vuoi e cosa vuoi in una relazione.

Avrei potuto tenerli all’oscuro delle mie relazioni? Sì, certo. Probabilmente, con il senno e la saggezza del poi, per certe relazioni inutili e deleterie sarebbe stato anche opportuno. Si sarebbero risparmiati di dover conoscere persone sgradevoli, meschine e che li mal tolleravano. Ho imparato che chi non ama i miei figli non ama me e a fidarmi del loro giudizio (stando attenta a non confonderlo con la gelosia). Adesso che hanno otto e quattordici anni ci ridiamo, pensando al passato e pure alla mie ex, consapevoli che tra non molto saranno loro stessi a trovare persone sbagliate e momenti sbagliati; fa parte della crescita e della vita. Ari e Brita hanno sempre apprezzato la mia schiettezza e la mia trasparenza nei loro confronti, si sono sentiti coinvolti e non solo soggetti passivi sballottati da manovre incomprensibili. Sia io che Giuseppe siamo stati solidi con loro, senza tutta via nascondere la nostra fragilità.

Forse avrei potuto fare meglio, di sicuro avrei potuto fare peggio. Non so dirvi se un domani i miei figli dovranno spendere un patrimonio per pagare un terapeuta, ma al momento sono il ritratto dell’equilibrio e della serenità, perché anche nei momenti difficili si sono sentiti protetti e considerati.

[DISCLAIMER: Questa è la MIA storia, non è un modello universalmente riconosciuto, non ha validità scientifica, non è un consiglio, non è l’incipit del manuale sul “Coming Out Perfetto”, forse Piero Angela non ci avrebbe realizzato una puntata di Superquark. Ogni situazione è a sé. Ognuno ha i propri tempi e i propri modi. Cercate i vostri, ascoltate voi e i vostri figli. E, soprattutto, ricordatevi che il diritto alla serenità e all’autenticità è il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi e a chi ci sta vicino]

Veronica Barsotti







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