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mercoledì 12 aprile 2017

‘sterminio gay’ in #cecenia; omosessuali colpevoli di esistere

Orribili notizie arrivano dalla Cecenia, piccola repubblica della Federazione Russa. Come spiega bene Gaypost.it, “le autorità cecene avrebbero arrestato più di 100 uomini gay e ne avrebbero uccisi alcuni semplicemente in relazione al loro orientamento sessuale non tradizionale o al sospetto di questo”, già intorno alla fine di febbraio. La situazione sta però peggiorando, poiché siamo passati ai “campi di concentramento“.

Si legge, infatti, che “da tutta la Cecenia stanno arrivando nuove testimonianze di persone che sono riuscite a scappare o che si stanno nascondendo da quello che in molti hanno cominciato a chiamare lo ‘sterminio‘ degli omosessuali“. Dalle ricostruzioni fornite sembra che alcune ex caserme militari cecene siano “state ripristinate ed adibite alla detenzione di tossicodipendenti e di uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto“.

La notizia aggiunge orrore agli orrori che ogni giorno, nel mondo, popolano le cronache sulle costanti violazioni dei diritti civili e umani. Dalla strage dei cristiani, come quella del recente attentato in Egitto, alle violenze dell’Isis abbiamo una continua escalation di abusi, brutalità e uccisioni: la colpa dei soggetti che finiscono sotto la macchina repressiva è quella di non obbedire al concetto di “normalità” di chi si erge a censore, giudice e boia. Cosa non nuova, nella storia dell’uomo.

Le uccisioni di omosessuali non sono di certo un fatto recente. L’inquisizione uccideva, dopo adeguate torture, i “sodomiti”. La chiesa ha grandi responsabilità nei processi sommari contro coloro che un tempo erano definiti non solo peccatori, ma addirittura interpellati con epiteti quali “il vomito di Dio”. Il cosiddetto “omocausto” ha determinato lo sterminio di decine di migliaia di gay e lesbiche nei lager nazisti. La storia non solo non è stata maestra di vita, ma dimostra una sua ricorsività che avremmo sperato di non ripercorrere mai più.

Preoccupanti le analogie tra ieri e oggi. Come negli anni 30, abbiamo una crisi mondiale che genera malcontento e paure. In questo quadro è facile, per i vari leader populisti, cercare e trovare un nemico esterno. In Italia, questo è rappresentato dagli immigrati. Altrove, come in Russia, il nemico è il popolo Lgbt. Ma le analogie non finiscono qui.

Durante il fascismo Mussolini rispose, a chi gli ricordava che sugli omosessuali non aveva approvato leggi troppo restrittive, che in Italia “erano tutti maschi”. Così lo stesso del leader ceceno Ramzan Kadyrov che, di fronte alle accuse di sterminio della comunità arcobaleno, attraverso il suo portavoce fa sapere: “Non puoi arrestare o reprimere persone che semplicemente non esistono nella Repubblica. Se queste persone esistessero in Cecenia, le forze dell’ordine non dovrebbero preoccuparsi perché le loro stesse famiglie li manderebbero in luoghi da cui non potrebbero più tornare”.

L’inizio del ‘900 fu importante per la storia dei diritti civili e sociali: donne e operai cominciavano a ottenere riconoscimenti sempre più ampi, dal suffragio alle tutele sul lavoro. Gli ebrei stessi cominciavano ad attraversare, seppur timidamente, un processo di maggiore riconoscimento ed emancipazione rispetto a un pregiudizio millenario. Tutto ciò che si sarebbe compiuto nel secondo dopoguerra, ma ormai avviato e irreversibile. Ciò non impedì, tuttavia, i tentativi da parte di forze reazionarie di impedire che la storia – e la civiltà con essa – andasse avanti: la tragedia della shoah e l’avvento dei grandi totalitarismi andrebbero letti anche sotto questa lente.

Oggi, di quel processo avviato più di un secolo fa, la liberazione della gay community rappresenta un nuovo anello in quella lunga catena di eventi dopo la fine dello schiavismo, l’affermazione dei diritti delle donne e delle classe lavoratrici e il superamento della diffidenza anti-giudaica. Eppure, come allora, le persone Lgbt sono ancora al centro di una narrazione che – esattamente come per gli ebrei nel secolo scorso – le dipinge come contrarie all’ordine sociale e minacciose per le nuove generazioni.

Oggi come allora, vediamo la creazione di lager dove rinchiudere persone che hanno la semplice colpa di ‘essere’. Una cosa, tuttavia, può differenziare il presente: la coscienza di cosa è stato. Le nazioni occidentali non possono e non devono far finta di nulla, com’è già accaduto per la shoah. Occorre utilizzare tutti i canali diplomatici necessari, oltre alle dovute pressioni nelle sedi competenti, per denunciare le violenze e gli eccidi organizzati in Cecenia e pretendere che questa barbarie abbia fine una volta per tutte.

Dario Accolla


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