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lunedì 3 aprile 2017

no al maestro #gay

Si può essere maschi e occuparsi di bambini piccoli in una scuola per l’infanzia? E, problema ancor più spinoso, si può essere maschi e omosessuali e lavorare in questo ruolo? Sembra che la questione non sia ancora superata in Germania, dove un gruppo di genitori musulmani ha protestato contro un educatore apertamente omosessuale che si occupa dei piccoli della comunità locale nella zona nord-ovest di Berlino, il distretto di Reinickendorf [The Local].

Prima di scandalizzarci per l’evidente bigottismo di questi genitori, lasciate però che vi ricordi due cose, molto diverse tra loro, ma entrambe pertinenti.  Era appena il 1998 quando il futuro presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, da un palcoscenico televisivo di successo lanciò i suoi strali contro i maestri elementari gay, perché li giudicava affini, per qualche strana ragione, ai maestri elementari pedofili [La Repubblica]. Oggi Fini, che politicamente è morto e sepolto, probabilmente non direbbe più baggianate del genere, ma, prima di dire che i musulmani vogliono tornare al medioevo (come fa qualche politico tedesco), pensiamo al fatto che il medioevo da noi non è poi così lontano, evidentemente…

La seconda cosa che voglio ricordare è molto più personale. L’ultima volta che sono stato ad Amburgo, con il mio compagno, abbiamo preso una stanza in un albergo alla nostra portata ma che fosse vicino al cuore pulsante della vita gay della città, finendo – senza alcun imbarazzo, ma anzi con grande comodità –  a poche decine di metri da alcuni locali dove “Le iene” direbbero che si pratica il sesso estremo.

Il quartiere (St. Georg) è il medesimo dove sorge una moschea e addirittura uno dei suddetti locali è nello stesso edificio che ospita una sala di incontri (non saprei dire se una sala di preghiera o di attività politiche o sociali) di gruppi islamici. E posso assicurare che, tanto quanto non ho visto nessun leatherman impressionato dalle barbe e dai caffetani dei frequentatori del centro, nessun musulmano che entrava o usciva dal suo luogo d’incontro sembrava stupito dai vestiti in pelle o in gomma (incluso qualche chaps) dei frequentatori del locale sadomaso.

Tutto questo per dire, prima di entrare nel merito della notizia, che l’intolleranza non ha una sola patria e che, per contro, nemmeno la convivenza civile è prerogativa solo di alcuni e non di altri.

Ciò detto, ovviamente, il caso è triste e vergognoso. I genitori in questione hanno richiesto il trasferimento del giovane educatore a un altro asilo e hanno ottenuto invece come risposta che, se non sono soddisfatti, possono trasferire i loro bambini. Il problema dei problemi è che l’insegnante è omosessuale, ma sembra che anche solo il fatto che sia un maschio non sia stato gradito da molti.

È vero che nei primi anni della scuola per l’infanzia gli educatori devono accudire i bambini anche cambiandoli se si sporcano e venendo in contatto fisicamente con loro, attività che sono “normalmente” associate (anche nella cultura occidentale) alla figura materna. Ma è anche vero che la società è, sia pur disomogeneamente, in movimento da tempo su questo tipo di questioni: i padri  che si occupano dei figli, anche per quel che riguarda i bisogni più strettamente corporali, sono sempre più frequenti (ma ancora una netta minoranza). E il senato berlinese (la giunta comunale) ha in programma di fare in modo comunque che il numero di educatori maschi, attualmente inferiore al 10%, aumenti nettamente.

In realtà la discriminazione nei confronti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) nel mondo dell’educazione sembra essere più rilevante di quanto quest’episodio mostri. A gennaio l’Antidiskriminierungsstelle (Agenzia anti-discriminazioni) ha pubblicato un sondaggio in cui un quarto degli intervistati ha ammesso il proprio disagio di fronte a un insegnante gay e poco meno (il 20%) ha manifestato la stessa diffidenza nei confronti di insegnanti lesbiche.

Secondo Stephanie Nort, referente per l’educazione alla Berliner Initiative Queerformat (Iniziativa berlinese FormatoQueer), il problema non riguarda solo i genitori musulmani: “Ogni tanto ci arrivano segnali di questo tipo da ogni quartiere di Berlino, e relativi a persone con ogni tipo di credenza” [Berliner Zeitung].

La faccenda della scuola sarebbe stata risolta dalla giusta intransigenza della dirigenza scolastica, probabilmente, se la Germania non fosse in campagna elettorale per le elezioni di settembre in cui si sceglierà chi deve succedere ad Angela Merkel.

E così esponenti politici di quasi tutti i partiti sono intervenuti, a cominciare da Melanie Kühnemann, portavoce del Dipartimento gioventù, famiglia e politiche queer del Sozialdemokratische Partei Deutschlands (Partito socialdemocratico di Germania; SPD), che ha esortato  tutti i genitori musulmani ad accettare i diversi orientamenti sessuali, mentre la deputata della Christlich Demokratische Union Deutschlands (Unione Cristiano-Democratica di Germania; CDU) Katrin Vogel ha osservato che “se si richiede la libertà religiosa, la stessa libertà dev’essere accettata per l’orientamento sessuale”.

Analoghe dichiarazioni dai toni pacati sono arrivate dai rappresentanti dei liberali del Freie Demokratische Partei (Partito Democratico Libero; FDP) e dai verdi, mentre Frank-Christian Hansel di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania; AfD) ha osservato che “questo caso esprime chiaramente la visione arcaica che è radicata soprattutto nell’islam” [Der Tagesspiegel]. Dimenticando forse che il suo partito è contro il matrimonio egualitario, contro l’aborto, contro le quote rosa, contro l’equiparazione tra i sessi e le cattedre universitarie sugli studi di genere [Alternative für Deutschland].

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