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mercoledì 12 aprile 2017

in #cecenia, "così lo Stato stermina gli omosessuali"

Il leader del Russian Lgbt Network, l'unica rete di attivisti in tutta la Federazione: "Polizia, procura, militari: in Cecenia si stanno perpetrando crimini contro l'umanità".

"In Cecenia si stanno perpetrando crimini contro l'umanità ", così Igor Kocetkov, leader del Russian Lgbt Network, l'unica rete di attivisti in tutta la Federazione, definisce i soprusi subiti dagli omosessuali nella regione caucasica. Se il giornale Novaja Gazeta è riuscito a denunciarli in un'inchiesta che sta mobilitando l'attenzione internazionale è anche per la sua organizzazione semiclandestina che ha aperto una linea verde telefonica e una casella di posta dove continuano ad arrivare testimonianze.

Che cosa avete scoperto?
"In Cecenia esiste un sistema di torture guidato e amministrato dagli organismi statali: polizia, procura, forze dell'ordine. Uno dei massimi dirigenti di questo sistema di sterminio ha il soprannome "Lord", "Signore": è il deputato ceceno Adam Delimkhanov. Lo Stato va a caccia di gay. Li arresta e chiede loro di denunciare gli amici. Di solito li rinchiude in celle con altri detenuti che vengono obbligati a picchiarli e maltrattarli. Si tratta di crimini contro l'umanità su cui dovrebbe indagare la Corte internazionale dell'Aja".

Secondo l'inchiesta spesso i familiari sono complici delle uccisioni. Com'è possibile?
"Il Caucaso settentrionale ha costumi secolari, i cosiddetti "ajaty", che negano che una persona possa avere un orientamento sessuale non tradizionale. Secondo le autorità i gay non devono esistere. E per tradizione, i familiari di un omosessuale devono ucciderlo con le loro stesse mani. Si salva solo chi si dà alla fuga".

Da quanto tempo avvengono questi abusi? Perché non se ne è mai parlato prima?
"Noi ne siamo venuti a conoscenza solo alla fine dello scorso febbraio. Quello che succede in Cecenia spesso viene insabbiato. Agli inizi di marzo abbiamo iniziato a raccogliere le prime "voci" di sequestri e scomparse di gay. Ci siamo rivolti alla procura cecena, ma le nostre denunce sono state respinte come infondate. Allora ci siamo messi in contatto con i difensori dei diritti umani nel Caucaso Settentrionale".

Cosa chiedete alle autorità cecene?
"Non ha senso rivolgersi alle autorità cecene. Sono loro stessi i criminali. Abbiamo presentato ricorso alla procura generale russa, all'ombudsman per i diritti umani, al ministero degli Interni e allo stesso portavoce del Cremlino... Ma al momento le loro risposte alle nostre richieste d'indagine ci sono apparse poco serie".

Che risposta vi aspettate invece dalla comunità internazionale?
"Tutti i governi dovrebbero chiedere ufficialmente alla Russia di avviare inchieste per far luce su i crimini contro l'umanità da tempo perpetrati in Cecenia. I leader e gli esponenti politici dovrebbero sollevare la questione durante i vertici e gli incontri faccia a faccia".

Crede che l'inchiesta di Novaja Gazeta sia servita?

"È stata importantissima. La gente nel Caucaso e in Cecenia ha paura di raccontare. Cercavamo di raccogliere testimonianze, ma facevamo fatica. Con la pubblicazione della seconda puntata dell'inchiesta, sono invece arrivati messaggi di gay torturati o fuggiaschi".

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