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mercoledì 12 aprile 2017

in #cecenia, campi di concentramento gay

Cecenia: campi di conentramento gay per la rieducazione degli uomini con devianze sessuali. Ma siamo proprio sicuri di essere nel 2017?

70 anni fa, settanta, non l’altro ieri, si chiudeva una tra le (tante, purtroppo) più tristi pagine della storia dell’uomo e della sua insana cattiveria, inutile che vi dica di cosa si tratta, ed ora, nel 2017 la Cecenia apre campi di concentramento gay per la rieducazione di uomini con devianze sessuali?

Le notizie oramai impazzano sulla rete, tanto che un buon numero dei nostri parlamentari e di gruppi di attivisti per i diritti umani, hanno chiesto l’intervento delle forze politiche internazionali perché la situazione sta diventando davvero sempre più grave.

Parliamo della Cecenia, una piccola regione indipendente, ma sempre legata alla Russia dove non solo si applicano le tristissime e malsane leggi del divieto di “propaganda gay”, ma parliamo anche di uno stato tra i più stupidamente omofobi del mondo.

Quello che sta succedendo in Cecenia, è una vera e propria persecuzione contro i gay con arresti e torture, che avrebbe provocato la morte di almeno tre persone, come anche rivelato di recente dal settimanale Novaya Gazeta, citando testimonianze di diverse vittime, alcune delle quali rilasciate solo dopo il pagamento di un riscatto elevato da parte dei familiari, e da foto che anche noi mostriamo qui sotto ma per le quali non prendiamo alcun merito e responsabilità.

Il tutto sarebbe già iniziato il mese scorso, dove decine di persone sono state fermate e detenute in una “prigione segreta” nella località non lontana da Grozny di Argun, dove sarebbero avvenute le torture.

Come le peggiori bestie da caccia che si muovono in branco contro il singolo, lo schema seguito dalle autorità è sempre lo stesso: viene fermato un ragazzo o un uomo, quasi sempre perché evidentemente meno rude dei loro maschi alfa idioti, gli sequestrano il telefonino dove fotografie e contatti vengono usati per poi poter rintracciare altri ragazzi e perseguirli. Tutto sembra aver preso il via dopo l’arresto di una persona per consumo di stupefacenti in strada con materiale pornografico nel telefono. Come se sua magnacciosità Rintutin non abbia mai visto un porno in vita sua.

Sono seguite poi altre decine di arresti dopo che l’associazione LGBT GayRussia.ru aveva fatto richieste all’autorità di Mosca per il Gay Pride: evento che accusano i ceceni, avrebbe potuto poi rappresentare un caso da portare alla corte dei diritti civili contro la Russia stessa.

Tante e immediate le iniziative in Russia: il gruppo di attivisti russo  ‘Rete LGBT’ a fine marzo ha attivato un numero di emergenza in cui ha raccolto la richiesta di aiuto di oltre dieci persone che chiedono di poter lasciare la regione, e chiesto pubblicamente al ministero ceceno spiegazioni in merito, che da parte sua, ha liquidato come “un pesce di aprile mal riuscito” l’inchiesta di Novaya Gazeta sulla prima ondata di fermi e di prigionia con torture.

La stessa direttrice di Human Rights Watch per la Russia, Tanya Lokshina, ha denunciato l’assenza di qualsiasi reazione da parte del Cremlino per la situazione critica della regione, “in cui l’omofobia è comunque intensa e dilagante”.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è semplicemente limitato a invitare le vittime ad usare i canali ufficiali per denunciare le autorità, come se poi queste denunce arrivassero realmente a destinazione nella Russia di Putin. Il portavoce del presidente ceceno, Ramzan Kadyrov, ha meschinamente fatto subito notare, con tanto di nota ufficiale, che: “in Cecenia non ci sono omosessuali. Se ci fossero, non sarebbe necessario arrestarli dato che i loro stessi familiari li invierebbero in posti da cui non potrebbero fare ritorno”.
E vi ricordate l’immagine di Putin truccato da Drag Queen? Ecco, il ministero della giustizia russo lo ha inserito nell’elenco dei materiali banditi perché estremisti.

Nel frattempo però anche qui ci si mobilita e a livello internazionale: l’associazione “Certi Diritti” ha inviato un’ergente lettera alla Ministra Federica Mogherini e al Ministro Angelino Alfano invitandoli a mobilitarsi subito e a far in modo che la Comunità Europea non resti silente di fronte a questa deportazione e barbarie nei confronti della comunità LGBT cecena.

Anche i parlamentari del Pd Sergio Lo Giudice, Benedetto Dalla Vedova, Monica Cirinnà e Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, si sono espressi a favore di un’interrogazione internazionale e dell’invio di osservatori da parte dell’ONU:

Abbiamo predisposto un’interrogazione al ministero degli Esteri per chiedere una posizione forte del nostro paese davanti a questa vergogna. Vanno messe in campo tutte le iniziative necessarie per chiarire i fatti e intraprendere azioni adeguate, a partire dalla richiesta al governo russo di avviare un’inchiesta e dall’invio di osservatori internazionali in Cecenia. La repubblica autonoma cecena fa parte della federazione russa e applica anch’essa le tristemente famose leggi contro la ‘propaganda omosessuale tra i minori’ approvate dalla Duma tre anni fa. Una escalation di questo tipo mette in serio pericolo la condizione dello stato di diritto nella Russia di Putin

Non è tardata anche la condanna da parte del nostro ex Primo Ministro, Renzi, che ha così commentato:

Le notizie che arrivano dalla Cecenia lasciano senza parole. Pensare che nel 2017 esistano dei campi per rieducare uomini “dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto” fa davvero rabbrividire. La dignità e la libertà degli uomini, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, non possono essere lese così per nessun motivo ed in nessuna parte del mondo. I campi di concentramento per gay ci riportano al nazismo: tutti dobbiamo far sentire il nostro sdegno


Siamo proprio sicuri che l’umanità si stia evolvendo? O al meno che lo stia facendo nel senso giusto?

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