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martedì 21 marzo 2017

#giornatacontrolemafie; se il martire è gay non merita di essere ricordato

Ieri è avvenuta una cosa molto importante a Locri. L'evento promosso da Libera, con la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in apertura delle celebrazioni dedicate al 21 Marzo, giornata per le vittime delle mafie, ha avuto il merito di riconoscere alla Calabria la centralità di una presenza mafiosa che si irradia nei 5 continenti, ma anche l'altrettanto robusta centralità della reazione a questa, attraverso una lotta della quale ieri si è avuta prova tangibile con il notevole successo avuto dalla manifestazione, non solo in Italia. La straordinaria presenza del nostro presidente Sergio Mattarella, a sua volta vittima di mafia, ha dato ulteriore spessore e forte credibilità alla manifestazione.

Nel più che meritorio elenco delle vittime scandito dalla viva voce dei congiunti e degli amici mancava però un nome. Quello di Ferdinando Caristena, commerciante di Gioia Tauro, ucciso il 18 maggio del 1990, dal clan Molè-Mazzitelli. La sua vicenda è stata completamente oscurata nella storia della 'Ndrangheta e quindi non possiamo certo colpevolizzare gli organizzatori. Caristena è stato rimosso non per cattiva volontà dell'antimafia militante, ma perché in Italia, il paese bastione della virilità ideologica, il tema dell'omosessualità resta un autentico tabù. Lo è nel mondo "macho" dei mafiosi, così come anche in quello dell'antimafia, dove il sostrato culturale cattolico prevale e orienta anche la gerarchia della memoria.

 E ieri nelle belle cronache della TGR Calabria (non si capisce perché ignorate dai TG nazionali del servizio pubblico, visto che i giornalisti che operano sul posto qualcosa ne sanno sicuramente più dei quirinalisti) numerosi intervistati ricordavano come i loro cari fossero stati uccisi solo per caso. Solo perché, raccontavano i congiunti, si trovavano in un luogo sbagliato al momento sbagliato (anche se di sbagliato qui c'è solo il germe criminale).

Anche Ferdinando si trovava nel posto sbagliato quando fu ucciso. E, soprattutto, la sua colpa era quella di essersi legato sentimentalmente alle persone sbagliate. Secondo le cronache, il giovane e brillante commerciante, universalmente noto come gay, aveva intrecciato una relazione affettuosa con Donatella Mazzitelli, sorella del boss Gaetano, con il quale condivideva un'amicizia, anche questa molto intensa.

Benché, come ha raccontato il giornalista della Gazzetta del Sud Arcangelo Badolati, le preferenze sessuali di Ferdinando fossero ben note, il commerciante gioiese, soprendendo tutti decise di codificare il suo rapporto con la donna del clan e iniziò a pianificare il matrimonio.

Propositi che misero in allarme le 'Ndrine gioiesi, che stabilirono in un summit di eliminarlo perché, usando le parole del pentito Annunziato Raso, messe a verbale durante il successivo processo: "un ricchiune non potrà mai entrare a far parte di una famiglia mafiosa".

E quindi un bel giorno di maggio due killer entratono nel suo negozio e lo fecero fuori. È solo grazie all'indefesso lavoro della magistratura e dei PM Roberto Di Palma e Roberto Pennisi che oggi sappiamo la verità. E non finiremo mai di ringraziarli per aver messo nero su bianco che una persona per bene, pulita come Ferdinando sia stata uccisa solo perché gay.

Inevitabile una riflessione: quanti casi di lupara bianca in Calabria, Sicilia, Puglia sono riconducibili a vicende simili a quella di Ferdinando? Quanti omosessuali sono stati assassinati, o allontanati, o discriminati dai clan mafiosi, senza che nessuno ne parli? Perché gli storici non indagano? È verosimile che il caso di Ferdinando sia così isolato?

Ora, le istituzioni porranno un piccolo rimedio a questa svista. Grazie all'impegno dell'ex sindaco di Gioia Tauro Giuseppe Pedà e del Prefetto Michele di Bari, a Ferdinando sarà intitolata una via. La strada è già stata scelta e sarà in pieno centro. Sarà interessante vedere come verrà commemorata la scomparsa di Ferdinando al momento dell'inaugurazione e scoprire se, sulla targa, si ricorderà che è stato ucciso perché omosessuale o se, ancora una volta, il "dettaglio" verrà oscurato.

Klaus Davi


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