BOTTONI [1]

martedì 7 febbraio 2017

l'orgoglio gay di fronte alla ‘bomba’ del #cyberbullismo

“Nella società odierna c’è una pericolosa dualità”. Con questa provocatoria affermazione lo scrittore Marino Buzzi tesse il filo dell’incontro tenuto presso il Centro Documentazione Donna, che ogni anno in collaborazione con il Teatro Comunale organizza eventi collaterali alle stagioni di prosa.

E’ questo il caso dello spettacolo “The Pride”, presentato dal 26 al 29 gennaio scorsi, in un incontro che parafrasa e omaggia Jean Austen con il titolo “Pride vs Prejudice”.

Lo spettacolo, che propone come protagonisti una triade di personaggi costituita da una donna e una coppia di uomini omosessuali, proietta un’analisi di due società apparentemente contrapposte: da una parte quella conservatrice degli anni Cinquanta, dove la relazione tra i due uomini è pienamente inserita nel contesto del tabù, dall’altra, la stessa coppia nella società odierna, non vede la sua realizzazione a causa dell’eccessivo libertarismo, in questo caso dell’impossibilità di uno dei due di impegnarsi in una relazione monogama e sentimentalmente profonda, che vada oltre il mero rapporto sessuale.

“Io sono cresciuto in provincia – afferma Marino Buzzi – e ho vissuto sulla mia pelle il primo tipo di diversità che propone ‘The Pride’, ovvero quella della repulsione. Questo più che altro mi ha portato ad una solitudine a livello personale, ad anni della mia vita in cui ho perso del tempo. Tempo in cui avrei potuto trascorrere i miei ‘migliori anni’ e in cui invece non sono stato libero di essere felice di me stesso”.

Libertà completamente stravolta nella nostra ‘era social’, dove “non ha più quel significato che tanto si desiderava all’epoca dei tabù, ma addirittura vuol dire fare tutto quello che si vuole. Oggi – prosegue Buzzi – dove le nuove tecnologie dovrebbero dare l’opportunità a tutti di dire nel rispetto degli altri ciò che si pensa, è diventata una nuova occasione di fomentare fenomeni di bullismo, di quella violenza fisica e psicologica che tanto volevamo superare”.

C’è allora da interrogarsi sulla libertà surrogata della nostra ‘cyber society’ che, come nella versione contemporanea dello spettacolo, perde di vista qual era il valore a cui si voleva arrivare e mette invece fra le mani delle nuove generazioni un potenziale tecnologico che spesso può sortire lo stesso effetto delle bombe, e che “noi adulti in primis non sappiamo utilizzare”.

“Quand’ero ragazzino il bullismo era qualcosa che in qualche modo si chiudeva fuori dalla porta di casa mia, e di cui se ne riparlava la mattina dopo quando uscivo. Adesso con internet il bullismo ti segue ovunque, e sappiamo tutti che ci sono stati casi di suicidio a seguito di cyber stalking.

Questa presunta libertà virtuale, che dietro ai nickname permette di dire qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, contro qualsiasi persona ha fatto perdere di vista qualunque cosa, qualunque limite, qualunque valore.
Non si può far passare tutto per libertà di pensiero – prosegue Buzzi, riferendosi ad alcuni commenti lasciati da persone di mezza età a fronte della recente tragedia di Pontelangorino e ad inni allo stupro sotto le foto di ragazzine. “E noi adulti stiamo ‘regalando’ queste bombe a mano alle nuove generazioni, e lo stiamo facendo con leggerezza. La cultura di genere (che non è il ‘gender’, ndr), è un’educazione al rispetto per il genere”.
“Le ragazze di oggi non hanno capito niente dalle nostre lotte contro le violenze sulle donne – aggiunge poi Luciana Tufani, editrice nonché direttrice del Cdd – e credono di fare un passo avanti essendo aggressive e carnefici loro stesse, quando invece fanno solo un passo indietro”. O, più che un passo indietro, “uno spaventoso andare avanti”.

Cecilia Gallotta

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