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martedì 7 febbraio 2017

la storia della "Pastora" ermafrodita e ribelle

Ci sono storie "minori" che a un certo punto sopraffanno la "grande storia" svelandone un risvolto essenziale, illuminandola di traverso.

Il 1 gennaio 2004 muore nella sua casa Teresa Pla Meseguer aka Durruti aka La Pastora aka Florencio, ermafrodita dalla vita avventurosa nata nel 1917. Vive in solitudine sui monti con il gregge di famiglia, vergognandosi del suo stato e sottraendosi alle frequenti vessazioni. Adolescente, non partecipa alla guerra civile ma al suo termine, dopo essere stata violentata da una Guardia Civil, entra nel maquis, dove la sua diversità di genere viene accettata. Grazie alla conoscenza della montagna, svolge un ruolo eminente nella resistenza, impara a leggere e scrivere, assume un nome maschile, combatte accanitamente nella sierra de Caro fino al 1960, quando è catturata per delazione e condannata a morte. I franchisti la accusarono di ogni mostruosità, proprio facendo leva sulla sua ambiguità sessuale: in realtà le si possono attribuite soprattutto rapine per rifornire la sua banda. Graziata, sopporta il carcere per 17 anni, finché è amnistiata dopo la morte di Franco. Assume ufficialmente un nome maschile. Si conclude così il suo percorso fra le identità di genere.


Con la ripresa di interesse per la guerriglia antifranchista post-bellica e i movimenti femministi e queer divenne un vero mito, cui la scrittrice Alicia Giménez-Bartlett ha dedicato il premiato romanzo Donde nadie te encuentre, tradotto per Sellerio (Dove nessuno ti troverà, 2011). Cfr. anche J. Calvo Segarra, Teresa / Florencio Pla Meseguer "La Pastora". Del monte al mito, 2010. Sulla sua vita esiste anche un documentario, Siempre será la Pastora,di Ismaël Cobo e Pierre Linhart.

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