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lunedì 27 febbraio 2017

gay e lesbiche adolescenti che praticano #sports sono la metà dei coetanei etero

L’indagine della British Columbia University copre oltre 99.000 adolescenti della regione e mostra il gap nella pratica sportiva tra giovani LGB e coetanei etero

Un’ampia indagine portata avanti sin dal 1998 su base biennale dall’Università della British Columbia su oltre 99.000 adolescenti (età 13-18) nello stato del Massachusetts mostra come i e le giovani studenti lesbiche, gay o bisessuali (l’indagine non ha riguardato studenti transgender) che praticano sport siano meno della metà dei loro coetanei etero.

La ricerca utilizza i dati della “BC Adolescent Health Survey”, condotta dal McCreary Centre Society, e ha coinvolto 99,373 studenti adolescenti della regione. Pur essendo chiramante localizzata a una regione abbastanza ristretta, l’indagine ha il grande merito di coprire un lungo arco temporale di quasi 20 anni e di aver convolto un campione ampio e trasversale di giovani. Una base di riflessione utile e scientificamente solida, quindi, sull’effettiva diffcioltà di accesso delle persone Lgbti all’attività sportiva.

«Ogni anno in cui abbiamo effettuato le indagini i giovani Lgb che praticavano gli sport erano sempre la metà o anche meno degli etero, e sfortunatamente questo gap si è mantenuto costante o si è accresciuto negli anni» ha dichiarato Elisabeth Saewyc, autrice della ricerca e professore della British Columbia University.

Nel corso del tempo inoltre si è registrato un decremento generale della pratica sportiva per tutti gli orientamenti sessuali. E questo preoccupa per l’impatto sulla salute pubblica.

Adolescenti lesbiche, gay e bisessuali non si sentono accolti nei luoghi dove si pratica sport

Secondo Sawayers una delle ragioni di questo persistente gap potrebbe essere che i e le giovani Lgb non si siano fatti sentire davvero benvenuti negli sport che si praticano nelle scuole negli altri spazi comunitari. «Fino a che punto questi spazi e gli allenatori non sono soltanto tolleranti ma anche esplicitamente e chiaramente accoglienti verso giovani Lgbtq? Perché quando un adolescente fa parte di un gruppo oggetto di stigma e sta combattendo per affermare la sua personalità, non necessariamente si assumerebbe dei rischi in luoghi dove non colgono aperti segni di uno spazio accogliente, inclusivo e sicuro in cui stare».

Mancano i modelli positivi

Inoltre Saewyc sottolinea come ci siano pochi atleti professionisti apertamente gay e questo priva i giovani gay di modelli positivi. Anche se ci sono più atlete apertamente lesbiche, invece, gli sport femminili nel complesso ricevono una copertura mediatica molto più bassa.

In gioco equità e salute

«I benefici per la salute fisica e mentale della pratica sportiva durante l’adolescenza sono molto chiari. Così è anche un problema di equità rispetto al diritto alla salute se i e le giovani Lgbtq non si sentono sicuri di fare sport, non si sentono accolti e inclusi, quindi perdono una concreta possibilità di massimizzare il loro potenziale sia come giovani che nell’età adulta».

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