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venerdì 27 gennaio 2017

#giornatadellamemoria; oggi "ricordiamo" ma forse siamo più antisemiti che nel '38



Molti anni fa, poco più che ventenne, frequentavo una ragazza di religione ebraica. La prima volta che andai a cena a casa sua presi un piatto "da latte" quando invece era prevista la carne. Allora non conoscevo questa prescrizione del Kasherut, che vieta di mischiare le carni dal latte e suoi derivati. Sono parole della Bibbia:"Non cuocerai l'agnello nel latte della madre" e gli ebrei osservanti tengono nelle loro credenze due servizi distinti e separati per rispettare questo precetto.

A quei tempi non lo conoscevo e quando feci domande mi fu risposto a mezza bocca e con fastidio. Il mio rapporto con questa donna durò sei anni e non fu facile barcamenarsi con le loro usanze, la loro chiusura, la loro diffidenza, soprattutto nei confronti di una relazione che la maggior parte delle famiglie non desidera in nessun modo porti a un matrimonio misto. Non condanno questo atteggiamento.

È perfettamente comprensibile dopo secoli di odio e pregiudizi che hanno forgiato questo grande popolo, abituandolo a dover contare solamente su proprie forze. Ma è anche questo atteggiamento che fertilizza meglio il terreno per i pregiudizi, dove allignano giudizi e sentenze senza conoscere minimamente ciò di cui si sta parlando.

Perché se c'è un dato di fatto certo è che gli ebrei non hanno mai smesso di essere odiati, a volte senza conoscerli, senza motivazioni, semplicemente perché ebrei come dice Rayan Gosling nel meraviglioso film The Believer, centrato sul paradosso del protagonista, ebreo, che odia lui stesso la sua gente.

L'Olocausto che oggi ricordiamo non ha migliorato questa situazione, anzi. Ha aggiunto all'accusa storica di deicidio quella di vittimismo per quella tragedia. Le politiche dello stato di Israele, ovvero la capitalizzazione massima della Shoah (sempre per gli antisemiti), hanno fatto il resto.

"Vi comportate con i palestinesi come Hitler si comportava con voi". L'ho sentito dire molte volte e da persone anche molto intelligenti. I carri armati con la stella di David hanno sostituito e cancellato la pietas per i consunti prigionieri dei campi di sterminio con la stella di David cucita sul petto. Così gli ebrei sono percepiti sempre più forti, ricchi, potenti, cospiratori. Solo la categoria dei lupi ha avuto nel corso della storia tanto rancore spesso immotivato. Un rancore che unisce perfino i poli opposti ed estremi: da una parte c'è chi inneggia a Priebke, dall'altra chi brucia le bandiere israeliane.

Viene da chiedersi se l'Italia del 1938, l'anno in cui entrarono in vigore le orripilanti leggi razziali, fosse più o meno antisemita di adesso. La mia personale risposta, suffragata da ampia storiografia è: meno. L'Italia del'38 non era un paese antisemita, o meglio non lo era particolarmente. Mussolini, che pure ebbe una lunga relazione con un'ebrea, Margherita Sarfatti, fece una cinica scelta di realpolitik per compiacere la Germania.

Ma le norme, nonostante la propaganda di regime e alcuni penosi tentativi di dare un retroterra scientifico al razzismo, non attecchirono mai pienamente in un paese dove i figli di David erano perfettamente integrati e tollerati. Al netto del fanatismo dei gerarchi e di chi, immancabile, è sempre più realista del re, non si verificarono gli episodi di devastazioni e atti criminali che contrassegnarono l'ascesa al potere del Partito Nazionalsocialista.

Non ci furono migrazioni di massa, anche se perdemmo un genio come Enrico Fermi proprio a causa di quell'orrore, che bussò anche alle porte di casa nostra, quel 16 ottobre 1943, giorno del trastullamento del ghetto di Roma.

Parrà banale dire che solamente ricordare questo e tanti altri episodi è l'unico vaccino contro l'oblio, contro la minimizzazione, contro l'odio. Perché, 74 anni dopo, l'unica cosa certa è che gli ebrei " li odiamo" ancora di più.

Manuel Fondato

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