PUBBLICITA' - RISTORANTE IL FEUDO

BOTTONI [1]

venerdì 27 gennaio 2017

#giornatadellamemoria; Etty Hillesum spiegata ai più piccoli



In una giornata come questa, tutti devono sapere chi era Etty Hillesum (1914-1943) - la scrittrice olandese di origine ebraica vittima della Shoah - cosa fece e cosa ci ha lasciato, perché le sue parole, contenute in un grande volume ripubblicato lo scorso anno da Adelphi, "Diario 1941-1942" svelano il percorso di una giovane donna che, nel corso di un biennio, visse nella maniera più intensa la sua vita, perché sapeva cosa stava accadendo intorno a lei e come sarebbe andata a finire. Non pensò un solo momento a salvarsi e al male decise di contrapporre la volontà di essere di aiuto agli altri, ai tanti ebrei che presto avrebbero condiviso con lei il "destino di massa" della morte amministrata dalle autorità tedesche.

Deportata ad Auschwitz, Etty, il cui vero nome era Esther, portò con sé uno zaino con la Bibbia e una grammatica russa, la lingua di sua madre. Scrisse un'ultima cartolina postale all'amica Christine van Nooten il 7 settembre 1943 e la lasciò cadere dal treno diretto al campo. Recitava così: "Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha (suo fratello, ndr). Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro". Morì ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre del 1943, poco meno che trentenne, ma la sua storia, grazie ai suoi scritti e alle sue testimonianze, è ancora viva e sono in molti, anno dopo anno ad omaggiarla e a ricordarla.

Matteo Corradini, ebraista e scrittore che da anni fa ricerca sul ghetto di Terezin, in Repubblica Ceca, recuperando storie, oggetti, strumenti musicali, prendendo spunto proprio dal contenuto di quella lettera, le ha voluto dedicare il suo ultimo libro, "Siamo partiti cantando - Etty Hillesum, un treno, dieci canzoni", pubblicato in questi giorni da rueBallu nella collana "Jeunesse ottopiù", Premio Andersen 2016 come miglior progetto editoriale. Una maniera speciale, è il caso di dirlo, per far conoscere anche ai più piccoli quella ragazza straordinaria che tanto amava Rilke, Dostoevskij e Jung, una personalità fuori dal comune e dal grande valore umano i cui scritti sono da tempo studiati e conosciuti in tutto il mondo.

"Non ricordo quale canzone fosse, ma siamo partiti cantando", le fa dire nel libro, impreziosito dalle illustrazioni di Vittoria Facchini. "Ricordo bene il luogo, invece, perché mi portavo dentro la sensazione di conoscerlo da sempre: si chiama Westerbork, è un campo di prigionia e ha tutto quello che serve, le figure tristi dei prigionieri cacciati via da casa, la fila di baracche di legno umido, le assi scure forate da un'infinità di spifferi, le rotaie del treno che attraversano il campo tagliandolo in due. Il cartello con la scritta Westerbork suonava come un addio anche quando lo vedevi per la prima volta".

"Ho voluto condividere il destino del mio popolo fino in fondo", dirà, ma nonostante fossero partiti cantando, mentre il viaggio procede ha già dimenticato quale canzone fosse. "Forse nel vagone cantavamo proprio per dimenticarci di essere piccoli e messi all'angolo da una prova più grande di noi. Non mi sono mai sentita così fragile come in quel momento, ma quella canzone mi sorreggeva".

"Guardavamo il cielo chiedendoci quale fosse la nostra stella tra le migliaia sopra le nostre teste. Incrociavamo le gambe e indicavamo alzando il braccio sopra di noi, e parlavamo di amori e di amicizie, di desideri. Dimenticavamo in quei momenti i timori del giorno, la città intorno a noi che iniziava allora a essere controllata e cupa. Guardavo le mie compagne di sventura come compagne di stanza e non più di prigionia. Guardavo gli oggetti con occhi diversi: sono a casa anche qui, anche questa è casa Hillesum".

Tra strofe, ritornelli, variazioni e canzoni ricorda i suoi genitori, il fratello Misha e i tanti amici e amiche che ora non hanno più nulla, a cominciare proprio da una casa. La canzone non la ricorda, ribadisce più di una volta, perché - spiega - "forse ci sono mancate le parole, e con esse ci è mancata la musica". La loro canzone era solo un invincibile silenzio e si sa, il silenzio serve solo a spettinare i pensieri. Sarà meglio rimetterli a posto, e con essi i ricordi.

Giuseppe Fantasia

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO