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martedì 24 gennaio 2017

care #donne americane, che bella la vostra manifestazione, ma liberatevi del rosa

Importante e suggestiva la manifestazione Women's March, organizzata nei giorni scorsi in moltissime città americane e che ha portato milioni di donne tra le strade di New York e Washington dopo gli affronti e le offese subite in campagna elettorale dall'impenitente Trump.

Ciò che non capisco è il colore, il rosa, consueto simbolo con cui etichettare la "femminilità" che appena adesso stiamo cominciando a non far apprendere ai bambini, in quanto primo inizio della categorizzazione umana, sessuale e di genere.

Al maschio il blu, alla femminuccia il rosa. Nel suo capitale lavoro sulle politiche pedagogiche, l'Emilio "o dell'educazione", il filosofo illuminista svizzero Jean-Jacques Rousseau, faceva parlare e agire il buon maestro di Emilio all'insegna della differenziazione di genere: per il maschietto Emilio il blu, gli studi e l'attività politica, per la femminuccia Sophie il rosa, i rammendi e la cura della prole.

Emilio e Sophie finivano poi per separarsi alla fine del libro: ecco dove conduce, ammonisce il ginevrino, la nostra consueta esigenza di categorizzazione e la non ammissibilità delle sfumature cromatiche.

Care donne americane, comprendo la vostra scelta di indossare liberamente il rosa decidendo voi stesse circa la vostra femminilità e rivendicandola, ma ci sono molti modi per rivendicare femminilità e libertà e forse avreste fatto molto più effetto, secondo uno spirito anticonformista, a marciare vestite di blu, o ancor meglio a vestirvi come vi pare con tutti i colori contemplati dallo spettro cromatico.

Mattia Baglieri


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