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lunedì 21 novembre 2016

#unionicivili, regime fiscale agevolato?

Ha fatto scalpore in questi giorni la notizia di due amici eterosessuali che hanno deciso di contrarre unione civile per usufruire dei vantaggi civili e fiscali da questa derivanti. Ma c’è davvero un regime tributario agevolato per chi contrae un’unione civile?

La legge sulle unioni civili cosiddetta Cirinnà, n. 76 del 2016, non prevede un regime fiscale specifico per chi contrae un’unione civile, limitandosi a richiamare l’applicazione di leggi e regolamenti in cui sono contenute le parole “coniuge, coniugi, marito, moglie” anche alle parti dell’unione civile. Da ciò si desume che alle coppie unite civilmente si applica lo stesso regime fiscale e previdenziale della famiglia fondata sul matrimonio.

Unioni civili: detrazioni per il “coniuge”

Le parti dell’unione civile hanno diritto alla detrazione per il coniuge a carico prevista dall’articolo 12, comma 1, lettere a) e b) del Tuir a condizione che il congiunto abbia un reddito lordo annuo complessivo non superiore a 2.840,51 euro (comma 2 dell’articolo 12 del Tuir). Di conseguenza per i redditi da lavoro dipendente, il datore di lavoro dovrà riconoscere la detrazione a seguito della richiesta della parte dell’unione civile.

Unioni civili: TFR e pensione di reversibilità

La legge Cirinnà ha previsto che il Trattamento di fine rapporto (art. 2120 codice civile) possa essere devoluto al convivente parte dell’unione civile, derogando all’art. 2122 codice civile che prevede la devoluzione del Tfr ai parenti entro il terzo grado, o agli affini entro il secondo grado, in mancanza di figli. Inoltre alla parte superstite dell’unione civile spetta il 60% della pensione del defunto, salvo riduzioni legate al possesso dei redditi.

Unioni civili: l’assegno di mantenimento

La legge Cirinnà ha previsto l’applicazione della legge sul divorzio anche alle parti dell’unione civile, con il conseguente obbligo di una delle parti di somministrare un assegno di mantenimento periodico all’altra. Ne consegue che la parte a cui carico vi è l’assegno potrà effettuare la deduzione dal reddito complessivo (art. 10, comma 1, lett. c) TUIR). E la parte che percepirà l’assegno dovrà computarlo nei redditi assimilati al lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. i) TUIR).

Unioni civili: regime tributario

Per quanto riguarda il regime tributario la legge Cirinnà non ha previsto trattamenti specifici per le parti dell’unione civile, sarà quindi compito dei professionisti individuare le eventuali esenzioni o agevolazioni fiscali non espressamente richiamate dalla legge. Tra queste vi sono le imposte indirette, quali l’imposta di bollo, di registro, ipotecarie e catastali.

Differenze per i conviventi di fatto

I richiami alle norme sui coniugi non valgono per i conviventi di fatto, disciplinati dalla seconda parte della legge Cirinnà, per i quali non sono nemmeno previsti diritti successori, a differenza di coloro che contraggono un’unione civile. Le uniche previsioni per il convivente di fatto riguardano la sua partecipazione lavorativa all’impresa familiare del convivente. Probabilmente la scelta del legislatore è stata quella di evitare una regolamentazione specifica lasciando la più ampia libertà a coloro che decidono di non vincolarsi in un matrimonio o in un’unione civile. Ma ciò può valere per gli effetti civili, non per quelli fiscali a cui tutti, volenti o nolenti, dobbiamo sottostare.

Livia Carnevale


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