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lunedì 7 novembre 2016

una mostra sulle trans filippine

Victor H. Garcia ha talento, e una voglia senza pari di raccogliere storie che in pochi raccontano, in giro per il mondo, zaino in spalla. L’ultimo suo viaggio l’ha condotto nelle Filippine, tra Manila e alcuni isolotti-città, tra cui la turistica e festaiola Boracay, che sembrano non conoscere le discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali), in cui le persone trans sono percepite come parte integrante della società e vengono valorizzate, esattamente come dovrebbe essere ovunque.

Tra le strade della capitale si organizzano concorsi di bellezza in cui si assiste a tutte le fasi della preparazione di ogni candidata e in cui chiunque può avvicinarsi in canotta e ciabatte per assistere a questa straordinaria trasformazione da donne lavoratrici a dee irraggiungibili, nella loro bellezza e regalità. Come ogni competizione che si rispetti, anche questa si basa sulla professionalità del team di chi partecipa. Questi aspetti possono realmente fare la differenza. Ed ecco allora parrucchieri, truccatori, abiti coloratissimi ed incredibilmente fascinosi, gioielli: luccichio ovunque, come se piovesse direttamente sugli outfit di queste ragazze che per un giorno vogliono sognare e far sognare.

Victor va oltre le apparenze favolose di una sera e fotografa i suoi soggetti mentre lavorano nella sartoria di famiglia, tra i tessuti e le macchine da cucire: alle ladyboy infatti, si rivolge qualsiasi donna che voglia possedere un abito dallo stile unico e che desideri apparire elegante.

Lo sguardo dell’artista si sposta quindi nell’ambito privato, ritraendo le ragazze nell’intimità delle loro stanze, in compagnia dei propri innamorati, dall’esibito stile hip hop statunitense, o nei negozi installati nel salotto di casa, che in questo modo si apre al mondo esterno, completamente, non soltanto ai conoscenti o agli affetti ma agli altri, e appunto a ogni forma di alterità.

Da questo racconto sembrerebbe che le Filippine siano il nuovo paradiso della comunità LGBTQI, ma purtroppo non è esattamente così: rimane ancora molto da costruire, giorno dopo giorno, lotta dopo lotta. Lo sa bene colei che sta per diventare la prima trans del suo paese laureata in giurisprudenza. Si chiama Karmy Galope, ha poco più di vent’anni e ci guarda tramite il ritratto che apre la mostra, con il suo sguardo estremamente dolce e intelligente che ben si sposa con l’aura garbata ma decisa che emana dalla foto.

Come tutte le altre protagoniste di questo viaggio tra le vite delle persone trans tra le isole di Bohol e Luzon, anche Karmy è consapevole del fatto che sì, la gente del tuo quartiere ti rispetta, non subisci insulti per le strade ma un clima amichevole, puoi anche avere un compagno autoctono o straniero con cui farti vedere in giro, senza problemi. Ma al di là di tutto questo gli ostacoli permangono, lì, immobili. Primo fra tutti è un sistema giuridico che non ti permette di cambiare nome e sesso nei documenti d’identità.

A molte sembra non interessare particolarmente, ma a Karmy sì, e si impegna per portare avanti la lotta per i propri diritti e per quelli degli altri “gay”. Sì, perché nelle Filippine l’intero spettro della comunità LGBTIQ si definisce così a prescindere dal genere, orientamento sessuale e identità di genere a cui ci si avvicina di più. Questo termine ombrello sembra essere la traduzione più adatta al termine autoctono che appunto è onnicomprensivo.

Solo alcune persone, che all’occhio occidentale potrebbero essere definite transgender, si definiscono bisessuali, un termine utilizzato in questo caso, nel significato di “appartenente ai due sessi”, con una vita da donna e un’altra da uomo, lasciate ben distinte.

 

La mostra in questione ci restituisce il mondo vasto, ricco e variegato delle trans filippine, in cui sono rappresentate tutte le età, le condizioni sociali e le professioni, i sogni, le ambizioni e la quotidianità, l’amore e il sacrificio, il viaggio della vita insomma, in tutte le sue facce, in cui Victor H. Garcia ci accompagna per mano. Per un attimo ci sembra di percorrere le strade di queste metropoli circondate dal mare.

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