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lunedì 14 novembre 2016

un #cartoon per depenalizzare l’omosessualità

La  nuova costituzione tunisina, adottata da gennaio del 2014, garantisce la maggior parte dei diritti e delle libertà ed è definita il “frutto di un lungo processo consensuale” che “risponde nel suo insieme alle aspirazioni delle forze democratiche” [Il Grande Colibrì] dall’associazione tunisina Damj che difende i diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali).


Il 4 novembre a Tunisi si è tenuta una tavola rotonda per discutere l’ormai ovvia incostituzionalità dell’articolo 230 del codice penale tunisino. All’incontro hanno partecipato esponenti dell’Association de Défense des Libertés Individuelles (Associazione di difesa delle libertà individuali; ADLI) e della Fédération Internationale des Droits de l’Homme (Federazione internazionale dei diritti umani; FIDH).

Per spiegare meglio la questione dell’articolo 230 del codice penale tunisino, che viene considerato incostituzionale perché va contro i termini della nuova costituzione condannando chi è sospettato di essere omosessuale e chi è accusato di sodomia, Damj ha pubblicato in rete un video di poco più di quattro minuti dove analizza l’illegalità delle modalità con le quali una persona LGBTQI viene colpevolizzata e condannata con reclusione carceraria fino a tre anni.

Il video mostra come la procedura delle indagini vìola pienamente la più alta autorità giuridica tunisina, ovvero la costituzione, come aveva già dichiarato apertamente un anno fa l’ex ministro della giustizia tunisina Mohamed Salah Ben Aissa, che aveva invitato il governo ad abrogare l’articolo 230 del codice penale sostenendo che “le vite individuali e le scelte personali, tra cui anche quelle sessuali, devono essere garantite e protette dalla costituzione”.

Damj racconta la storia delle procedure adottate dalle forze dell’ordine quando arrivano a perquisire la casa di un giovane, in cerca di indizi e prove al fine di muovere un’accusa contro di lui. Dopo aver violato la sua privacy e avergli impedito di contattare il proprio avvocato, eccolo scortato dal medico legale per il test anale che stabilirà l’effettiva omosessualità, secondo il parere del medico ovviamente.

La voce del narratore interviene nel video spiegando la gerarchia piramidale delle leggi vigenti in Tunisia dividendola in tre parti: in alto la nuova costituzione, in mezzo le convenzioni e i trattati internazionali e infine il codice giuridico civile e penale.

La prima violazione della costituzione trasgredisce il principio della non-discriminazione dell’individuo che stabilisce all’articolo 21 che: “tutti i cittadini e le cittadine sono eguali nei diritti e nei doveri senza discriminazione. Il governo deve garantire le libertà individuali e collettive di tutti i cittadini e gli assicura le condizioni per una vita dignitosa”. Questo articolo abolisce categoricamente qualunque discriminazione tra i cittadini, anche quelle basate sull’appartenenza a un orientamento sessuale diverso dal consueto, al contrario dell’articolo 230 del codice penale risalente al 1913 ancora applicato dalle autorità.

In secondo luogo, la voce del narratore ci spiega che l’articolo 230 contrasta inequivocabilmente con il principio riportato nella costituzione all’articolo 23 che recita: “L’autorità garantisce e protegge la dignità e l’integrità fisica del cittadino e condanna tutte le torture morali e fisiche”. L’occorrenza di un test anale al quale viene sottoposta la persona accusata nega ogni dignità e integrità morale e fisica garantita dalla costituzione.

Infine, l’articolo 24 della stessa costituzione tunisina sancisce la protezione della vita privata da parte delle autorità e “garantisce l’inviolabilità del domicilio del cittadino, la segretezza della propria corrispondenza e le comunicazioni private e la sacralità dei dati personali”. Infatti, ancora una volta l’articolo 230 infrange la legge violando la privacy delle persone sospettate o accusate di omosessualità.

Così la lotta per i diritti e le libertà delle persone in Tunisia continua la sua rivoluzione incominciata cinque anni fa. Così anche le persone LGBTQI non dovranno più vivere il terrore e nemmeno nascondersi. Noi del Grande Colibrì siamo accanto a loro per l’abrogazione dell’articolo 230 del codice penale tunisino.

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