BOTTONI [1]

lunedì 21 novembre 2016

scandalo @RadioMariaITA ? ma avete mai visto la @Raiofficialnews ?

Abbiamo tutti avvertito schifo nel sapere che lo Stato finanzia con centinaia di migliaia di euro realtà mediatiche discutibili come Radio Maria o Radio Padania, ma nessuna sorpresa. Chi conosce un po’ il mondo del giornalismo sa benissimo che nel nostro Paese vengono sostenute economicamente alcune testate dai messaggi razzisti, antisociali e violenti. Radio Maria, con i suoi strali di odio omofobico e superstizione spacciata per verità assoluta non è che l’ultimo caso, ma ci dovremmo indignare per ben altro che Padre Livio e la sua accozzaglia di preti con la mente aperta come una cozza sullo scoglio improvvisatisi speaker.

Ci siamo assuefatti alla televisione pubblica che fa da cassa di risonanza della Chiesa: preti che non mancano mai nei dibattiti dei talk del daytime, telegiornali che raccontano come fosse un reality eterno la vita del Papa e dei suoi sgherri, programmi che vengono costruiti in modo da non dare mai voce alle realtà sgradite al Vaticano e così via. Siamo abituati, è sempre stato così e non ci poniamo neanche una delle domande più ovvie: perché la televisione di uno Stato laico deve essere così succube di un’organizzazione privata con sede all’estero?

Se lo scopo della Rai fosse quello di descrivere la realtà del Paese racconterebbe la Chiesa con criteri giornalistici, obiettività e rigore, parlando del Papa e delle sue opinioni solo se queste fossero davvero rilevanti in merito all’argomento trattato, al pari di altre figure autorevoli. Per esempio, se si parla di legge sulle unioni civili, che valore ha la posizione del Papa che non è un rappresentante politico italiano, non è toccato dalla legge e non sa nulla dei diritti mancati delle persone omosessuali? Eppure ha avuto più spazio lui, con i suoi vescovi e gli estremisti della sua superstizione religiosa di omosessuali, politici che hanno proposto la norma e anche di coloro che potevano avere una qualche ragione razionale per esprimere dissenso. Per intenderci, è più giusto ascoltare l’opinione di un Gasparri, che è un politico protagonista del dibattito (l’avete votato voi, è colpa vostra!) del Papa.

Quando si parla di società non manca mai un rappresentante ecclesiastico a dire la sua. Una tv di Stato laica non tratterebbe la Chiesa come un riferimento morale assoluto al quale chiedere lumi dinanzi ad ogni argomento e invece viene considerata depositaria unica di valori non negoziabili. Le posizione diverse devono chiedere il permesso per poter parlare e chiedere scusa se non sono d’accordo.

La Rai, inoltre, realizza con i nostri soldi veri e propri programmi religiosi, spot del partito vaticano, che si
aggiungono a tutti quelli dove il riferimento cattolico è continuo e insistente.

Così, per esempio il sabato mattina, il blasonato Tg1 manda in onda una rubrica dal titolo Dialogo, condotta da un frate di Assisi. Di dialoghi non ce ne sono traccia, di monologhi a senso unico invece sì. Ma è solo l’inizio. Nel weekend, le generaliste si scatenano e tutto ciò che avviene in Vaticano è documentato tramite diretta, stravolgendo il palinsesto. Domenica 20 novembre ad esempio Rai1 ha trasmesso la Messa di Papa Francesco per la chiusura dell’Anno Giubilare e sabato 26 si prevede un altro speciale: Rai Vaticano, il Giubileo di Francesco. Sì, perché la Rai ha proprio una divisione interna dedicata non alle religioni, ma all’unica religione presa in considerazione, quella cattolica. Si chiama Rai Vaticano e ci lavora quel faro di giornalismo, professionalità e sottomessità (cit.) di Costanza Miriano. Proprio quella supercattolica che invita le sue accolite a non lavorare e restare a casa a far figli, ma che invece ha fatto di tutto per ottenere il posto fisso in Rai, compreso sposarsi solo in chiesa con un collega, ingannando la policy dell’istituzione pubblica che non assume parenti stretti (quindi sposati legalmente per lo Stato). Non serve aggiungere altro, vero?

Ma restiamo ancora alla giornata del sabato. Il prefestivo si colora di A sua immagine condotto da Lorena Bianchetti, che prevede ben due momenti: sabato pomeriggio e domenica mattina, evento in Vaticano da seguire permettendo. La retorica è devastante. Se beccate una di queste trasmissioni assisterete ad un attacco continuo e sottile a tutto ciò che è libertà di scelta e conquista civile (divorzio e aborto compresi). La capacità di ognuno di decidere quali valori seguire per compiere scelte libere e consapevoli è definita con disprezzo deriva relativista. Paghiamo noi con le nostre tasse questa gente per farci dire che dobbiamo essere i loro schiavi, che se iniziamo a pensare con la nostra testa siamo peccatori.

La Rai dedica anche una rubrica alle altre religioni. Intorno alla mezzanotte e mezza su Rai2 c’è Protestantesimo e al mattino presto Sorgente di vita, a cura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ma nessuno spazio il sabato mattina (il weekend è tutto cattolico, ricordate?) quando Monsignor Giovani D’Ercole conduce Sulla Via di Damasco.

E queste sono solo alcune delle trasmissioni dedicate alla Chiesa. In occasione delle festività la presenza religiosa in Rai si moltiplica.

Qual è il problema di questo assalto stile battaglia di Lepanto? Se si trattasse di un’emittente privata che paga regolarmente le tasse e rispetta la legge, nessuno. Di canali tematici ce ne sono diversi ed esiste già un’emittente della Cei come Tv2000 dedicata unicamente alla religione cattolica. E’ un’emittente privata e finché non insulta e offende può parlare di superstizione quando e quanto vuole. Tra l’altro ho beccato anche qualche programma interessante da quelle parti.
Se lo fa la televisione pubblica dello Stato italiano le cose cambiano.

Il problema dei media in Italia non sono solo Radio Maria e il finanziamento a emittenti e testate che lanciano messaggi antisociali, allarmano gli ascoltatori diffondendo bufale come il gender e insultano minoranze discriminate (La Croce continua a non ricevere soldi da noi, vero?), ma l’invasione religiosa sui canali pubblici, dove ancora credono di avere una mission educativa e che questo indottrinamento passi attraverso la morale della religione cattolica.

Noi cittadini siamo abituati, assuefatti a questa potenza di fuoco a senso unico. E’ proprio questo lo scandalo, il perpetuarsi di un modello che rappresenta un insulto continuo alla laicità.

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