PUBBLICITA'- RISTORANTE IL FEUDO

BOTTONI [1]

lunedì 7 novembre 2016

nove anni fa la scomparsa di Massimo Consoli, storico del movimento glbtq

Il 4 novembre scorso, è stato il nono anniversario della scomparsa del grande Massimo Consoli, lo storico, l'Archivio, l'uomo-bandiera per la comunità LGBT o semplicemente "comunità varia" italiana come amava scrivere lui.

Proprio oggi, all'indomani di una vittoria storica come l'approvazione in Italia delle #unionicivili per cui lui e tanti altri hanno lottato senza arrivare a vedere risultati, questa comunità (se c'è) ha più che mai il dovere, l'obbligo morale di ricordare Massimo.

Anche perché il trionfo di questa bellissima primavera è stato possibile principalmente grazie al coraggio, all'intelletto, alla passione civile per la Libertà e i Diritti di persone come Massimo Consoli che hanno girato il mondo, messo in comune esperienze, creato in noi un senso di comunità che proprio oggi non possiamo permetterci di disperdere.

È stato toccante, in questi mesi, vedere come per ragioni semplicemente naturali a sposarsi per primi sono stati cittadini malati o in qualche caso molto anziani, rimasti fino a oggi nell'ombra, amandosi in qualche caso di nascosto. (Sottolineo queste ragioni NATURALI in barba a chi ha continuato per secoli e qualcuno, ormai contro ogni scienza, continua ad accusare persino ancora oggi gay e lesbiche di essere contro natura...)

Massimo se n'è andato a soli 62 anni ancora da compiere, nove anni fa, appunto.

L'anagrafe - se il male contro cui ha lottato come un leone per quasi un decennio non ce l'avesse rubato anzitempo - gli avrebbe permesso di stare ancora con noi per tanti anni. Forse non si sarebbe sposato. Non gli interessava granché per se stesso. Del resto era già due volte nonno grazie alla sua dolcissima nuora Milika, di fatto una figlia adottiva.

E poi lui i matrimoni gay, già dalla fine degli anni Novanta, li celebrava con un testo meraviglioso scritto di suo pugno e custodito dalla Fondazione Luciano Massimo Consoli che spero le coppie di futuri sposi e spose vogliano riportare in auge. Si può fare a fianco al rito da pronunciare per legge all'atto della celebrazione di una unione civile.

Spero lo farete in tanti!

A Massimo, d'altra parte, piaceva da impazzire la definizione che di lui aveva dato l'intellettuale francese Alain Danielou, che lo definì "papa degli omosessuali".

Ora siamo entrati, da ieri, nell'anno che ci porterà a celebrare il decennale senza Massimo ma con la sua memoria viva e presente.

Una data non da poco che a Marino, la città d'origine di Massimo Consoli, nei Castelli Romani, il luogo dove è sepolto e dove vivono due suoi fratelli e i suoi amatissimi nipotini, speriamo di celebrare con l'intitolazione di una via per lui. So quanto gli avrebbe fatto piacere. Parliamo pur sempre di un "pontefice"!

Con le associazioni Fondazione Luciano Massimo Consoli, GayLib e con la sezione PSI di Marino, grazie all'impegno di Francesco Di Rosalia che è stato candidato col Psi alle ultime Amministrative, abbiamo presentato al Comune tutto quello che serviva:richiesta, biografia e firme. Sottolineando che nel 2017 saranno trascorsi dieci anni per cui non dovrebbero esserci opposizioni da parte, per esempio, della Prefettura che in più occasioni ha ricordato come servano proprio dieci anni per procedere all'intitolazione di una strada.

Confidiamo anche nella sensibilità del sindaco di Marino, Carlo Colizza. Certi che, qualora nessuno rispondesse, Massimo (come fece per via Dario Bellezza, poi riconosciuta dal Comune) avrebbe fatto da sé, apponendo tanto di targa in autonomia.

Massimo, infatti, mi ha sempre detto: se credi davvero in un'idea o in un progetto devi essere pronto a portarli avanti anche da solo. Il più grande insegnamento che lui per primo, con la sua stessa vita, ha trasmesso a me e spero a molti.

Per questo durante questi 364 giorni e poi nel corso dei successivi 365, quindi di fatto da qui ai prossimi due anni, non solo Marino, non solo Roma ma anche Amsterdam e New York, ovvero i luoghi fondamentali della grande esistenza di PapaMax, sappiano e vogliamo ricordarlo come gli si deve.

Se ci impegniamo in tanti possiamo farcela.

Io mi occuperò della colonna sonora: il Bolero di Ravel. Glielo devo da nove anni, me l'aveva chiesto.

Il tempo c'è ma corre veloce. Quindi teniamoci in contatto. Io qualcuno a cui andare a rompere le scatole ce l'ho già.

Daniele Priori

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO