BOTTONI [1]

sabato 4 giugno 2016

" italiani? tutti omosessuali repressi "

Frank Bruni è un editorialista del New York Times che si occupa - dice - «di politica, cultura pop, gastronomia e diritti gay»; talora, incasinando un po' le competenze.  Bruni ha recentemente scritto: «Se esiste un Paese più gay dell' Italia, non so quale sia. Non voglio dire gay dal punto di vista demografico.  Quello non si può sapere. Intendo spiritualmente gay.

Ma allora perché l' Italia non è più gentile con gli omosessuali?». Poi Bruni ha aggiunto che in Italia sussiste una netta biforcazione tra vita privata e vita pubblica (ma dai? Perchè nella puritana America, no?; che basta guardare il David di Michelangelo così muscolarmente ammiccante (ma Michelangelo, caro Bruni, era gay) per capire che gran parte della popolazione sarebbe spinta irresistibilmente verso le sfilate del Gay Pride, solo che si trattiene e desiste per timidezza; che siamo un Paese dalle regole barocche (vogliamo parlare di quelle yankee sull'uso delle armi nei vari stati, per dire?); che non facciamo coming out soltanto «per amore della privacy» (mentre in Usa, per violazione della privacy può anche esserci la galera...). Nella sostanza, gli italiani sarebbero un popolo dei gay repressi che spara sui gay. Una considerazione politica griffata dal critico gastronomico probabilmente subito dopo aver degustato - e recensito - una perturbante bottiglia di Sassicaia vendemmia 2005.

Sennò non si spiega. Non si spiega la frase successiva di Bruni: «L' Italia è la mecca dell' abbigliamento da uomo di lusso», tra i cui clienti più pregiati svettano, storicamente, gli americani. Non si spiega l' ulteriore,fantasioso attacco ai «lampadari di vetro di Venezia, con i loro colori selvaggi e i tentacoli?

Sembrano piovre gay che stanno andando a un concerto sotto il mare di Cher»: una dichiarazione psichiatricamente affascinante. Frank Bruni, già sulle cronache per aver descritto, «l' Italia che sciupa la sua bellezza e le sue risorse» e il dualismo tra Trump e Berlusconi. E, be', non si spiega perchè il signore abbia aspettato di rientrare negli States, dopo aver magnato e bevuto come corrispondente a Roma per anni, per accorgersi che siamo una massa di pederasti irrealizzati. Ma, soprattutto la domanda da fare al signor Bruni, è un' altra: per tutte queste rampogne di velato razzismo chic, dovremmo sentirci offesi?...

Francesco Specchia

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