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lunedì 13 giugno 2016

gli ultimi messaggi prima della strage, a Orlando in Florida

L’allarme lanciato dalla pagina Facebook del locale: «Ognuno esca dal Pulse e continui a correre». Il terrore di un figlio intrappolato all’interno, che scambia messaggi con la madre, fino al raggelante «sto per morire». Il sollievo di chi è riuscito a scappare, unito alla sua preoccupazione per quelli ancora dentro. L’angoscia di un’altra madre che non riesce a contattare la figlia, e la gioia nel comunicare a tutti di saperla salva.


Nella nottata tragica di Orlando, quella della peggiore sparatoria di massa per numero di vittime nella storia degli Stati Uniti, sono tantissimi i messaggi che si rincorrono su tutti i canali di comunicazione. Dalle tante app di messaggistica istantanea a Facebook e Twitter, c’è chi racconta come sta, chi chiede notizie, ma anche chi prega.

Secondo quanto riportato dal tabloid britannico Daily Mail, Eddie Justice, 30 anni, sabato sera si trovava al Pulse di Orlando. Poco dopo le due del mattino, sentiti gli spari all’interno del locale, prova a rifugiarsi nel bagno delle donne.

Da lì dentro inizia a mandare messaggi alla madre, Mina: «Mamma, ti voglio bene». «Nel locale stanno sparando». «Intrappolato nel bagno». La donna risponde frenetica: «Stai bene?». «Che locale?». Lui risponde telegrafico. E disperato: «Pulse». «In centro». «Chiama la polizia». «Sto per morire». La donna, dopo aver chiamato la polizia, si precipita fuori dal Pulse. E lì continua lo scambio di messaggi con il figlio Eddie: «Quale bagno?». Eddie scrive ancora: «Ci ha preso». «È nel bagno con noi». «Nel bagno delle donne». È l’ultimo testo inviato alla madre.

Tra quelli che erano dentro al Pulse c’è anche chi è riuscito a fuggire. Ricardo J. Negron Almodovar, portoricano che vive a Orlando, commenta sulla pagina Facebook del Pulse: «Ero lì. Ha aperto il fuoco intorno alle 2 del mattino. La gente sulla pista e al bancone è finita per terra, e alcuni di noi che erano vicino al bar e all’uscita sul retro sono riusciti ad attraversare la zona all’aperto e a correre via. Adesso sono sano e salvo a casa, e spero che tutti tornino a casa sani e salvi».

Lilbia Carmen è a casa sua. Sua figlia, invece, è al Pulse a divertirsi. Appresa la notizia della sparatoria e degli sviluppi, scrive angosciata su Facebook: «Ancora niente. Mia figlia è lì dentro, Vi prego di continuare a pregare. Sta aspettando la polizia per poter uscire». Passano così due lunghe e infinite ore, in cui Lilbia non sa ancora nulla della figlia. Nel frattempo, moltissime persone le rivolgono il proprio sostegno ed elevano le proprie preghiere in questa nuova forma social. Finalmente, però, è Lilbia stessa a comunicare a tutti il lieto fine della sua personale storia in questa serata di terrore: «È fuori. Grazie infinite per le vostre preghiere per la mia principessa e per me! La mia vita è tornata! Grazie Dio per aver ascoltato le nostre preghiere!».

Col passare delle ore, messaggi di cordoglio e commozione arrivano per via social da ogni angolo del pianeta. Kelly Drabczyck, che abita a Orlando, ringrazia tutti, sempre su Facebook: «Apprezziamo tutto l’amore e le condoglianze da tutto il mondo».

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