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giovedì 12 maggio 2016

un monumento all'ipocrisia la legge sulle unioni civili

Oggi è un giorno storico per il nostro Paese ma le nostre famiglie non possono festeggiare: la legge sulle unioni civili, a lungo attesa e per cui i nostri soci, insieme a migliaia di altre persone, hanno a lungo lottato, non tutela infatti i nostri figli, il loro diritto a vedersi riconosciuti entrambi i genitori. Quale padre e quale madre parteciperebbero mai a una festa in cui i loro bambini non sono invitati?

La legge che oggi viene approvata dal Parlamento è certamente un primo passo per un Paese scandalosamente in ritardo nel riconoscimento e nella tutela dei diritti civili, ma è anche un monumento all'ipocrisia e all'inettitudine di una classe politica che, come Ponzio Pilato si lava le mani dalle sue responsabilità, lasciando i giudici a decidere caso per caso sul riconoscimento delle nostre famiglie, in quello che si annuncia come un Vietnam nei tribunali nel quale alcuni di noi avranno quello che spetta loro, altri no, altri ancora dovranno lottare per anni e anni, tra ricorsi e appelli. Questa è una vergogna incancellabile: questo Parlamento e questo governo passeranno alla storia non per avere dato all'Italia una prima legge sulle unioni omosessuali, ma per aver negato a centinaia di bambini il diritto alla loro famiglia.

Vogliamo però ringraziare, in questo giorno particolare, tutti quelli che ci sono stati vicini in questi mesi: le associazioni Lgbt che hanno appoggiato compatte la nostra lotta, il mondo dello spettacolo, pochi (pochissimi) politici, molte persone comuni che sono scese in piazza con noi il 23 gennaio in 100 città italiane, il 5 marzo a Roma, il 30 aprile a Milano per la Festa delle Famiglie. L'Italia, crediamo, è migliore della legge che oggi viene approvata dal Parlamento.


Marilena Grassadonia

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