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giovedì 12 maggio 2016

legge unioni civili; le dimissioni di Michela Marzano

“Un vulnus - scrive la deputata a Ettore Rosato - per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente. Avrei difficoltà a difendere la mia storia davanti ai miei studenti"

La deputata Michela Marzano ha rassegnato le sue dimissioni dal gruppo Pd alla Camera criticando la posizione assunta dal partito sulle unioni civili, il cui ddl è stato approvato ieri alla Camera.

Una decisione che non giunge a sorpresa: a febbraio, Marzano aveva spiegato che se la legge sulle unioni civili fosse passata senza includere la possibilità di adozione del figlio del partner di coppie omosessuali, la cosiddetta stepchild, avrebbe lasciato il partito. Confermando la sua irremovibilità sul punto in un'intervista a Repubblica alla vigilia del decisivo voto a Montecitorio, in cui avrebbe comunque espresso il suo "sì" alle unioni civili perché "sarebbe un crimine non farlo".

In realtà, Michela Marzano aveva previsto tutto già nel maggio di un anno fa, quando, ancora a Repubblica, aveva tracciato proprio nell'approvazione della legge sulle unioni civili la deadline del suo percorso in un Pd "sempre più lontano dai valori della sinistra" e in cui Renzi gestisce tutto "circondandosi di incompetenti e incapaci". Approvato il ddl Cirinnà, il momento dell'addio è arrivato.

"Sui temi dei diritti e dell'etica - scrive la docente universitaria e filosofa nella lettera di dimissioni inviata al capogruppo Ettore Rosato - ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulla unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l'Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a 'famiglia' e 'familiare' - parlando delle unioni civili come una semplice 'specifica formazione sociale' - e aver stralciato la 'stepchild adoption' rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente".

"Le ragioni che mi portano" alle dimissioni dal gruppo Pd, precisa nella lettera Michela Marzano, "non sono politiche, sono morali". E ricorda "quando, il 7 gennaio del 2013, Bersani e Letta mi chiesero di accettare la candidatura per il Pd, lo fecero, e li cito, per mettere al servizio del partito e dell’Italia le mie competenze sui diritti e l’etica. Se quel giorno accettai - nonostante i dubbi e le riserve che avevo fossero molte, non avendo mai attivamente partecipato alla vita politica italiana e vivendo ormai da quasi vent’anni in Francia - era perché consideravo doveroso rispondere 'presente', e non limitarmi più solo a scrivere saggi e articoli o insegnare all'università: era un dovere, era un onore".

"La mia storia, però, non è politica - osserva Marzano -. Nasce dalle esperienze di vita, talvolta anche molto dolorose, che ho affrontato, e dall’impegno costante sia a livello accademico, sia a livello divulgativo per 'riparare' le 'ferite' del mondo. Sempre e comunque all’insegna di quelle celebri parole di Jean Guehenno, il quale scrisse che l’unico vero tradimento è seguire il mondo come va e impiegare lo spirito a giustificare questo.  Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica".

"Lo so - ammette Marzano - che, sulle unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a 'famiglia' e 'familiare' - parlando delle unioni civili come una semplice 'specifica formazione sociale' - e aver stralciato la 'stepchild adoption' rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente. La mia storia è fatta di parole che non ho mai tradito


e di valori cui ho sempre sacrificato tutto. Se restassi oggi nel gruppo del Pd avrei difficoltà a difendere la mia storia non solo di fronte ai miei studenti, ma anche di fronte a tutte quelle persone cui avevo promesso integrità e nessun cedimento".

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