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mercoledì 13 aprile 2016

la Rai blocca lo spot anti-omofobia perché contiene le parole «gay» e «lesbica»

Ricordate lo spot anti-omofobia realizzato dal Dipartimento per le pari opportunità di Palazzo Chigi lo scorso gennaio? Secondo quanto riferito dall'AgenParl, non lo vedremo mai in onda sui canali Rai perché contiene le parole «gay» e «lesbica».

Il video (nato fra i palazzi della politica e supervisionato dall'Unar) è volto a presentare l'omosessualità come una comune caratteristica umana, al pari dell'essere intonati o mancini. Una normalità sottolineata anche dallo slogan finale che, senza mezzi termini, sentenzia: «E non c'è niente da dire».

Ma evidentemente i dirigenti Rai qualcosa da dire l'hanno trovato, al punto da chiudere lo spot in un qualche cassetto per la presenza di due parole che si preferisce non siano dette ad alta voce. Il tutto, forse, per non dar fastidio al Vaticano o per assecondare chi ha condotto una campagna elettorale proprio vantandosi di non aver concesso diritti a gay o lesbiche.

La notizia ha mandato su tutte le furie Ivan Scalfarotto (Pd) che, nell'annunciare un'interrogazione parlamentare, ha tuonato: «Queste parole non sono parolacce ed è inutile dargli un'accezione negativa. La conoscenza è la base della convivenza. La Rai come servizio pubblico dovrebbe essere il primo canale della promozione della convivenza. È importante dire le parole con rispetto senza attribuirgli significati che non gli appartengono».



All'indomani delle polemiche, la Rai fa sapere che lo spot sarà trasmesso dal 13 al 26 aprile, «come previsto e pianificato». Resta da chiarire, però, l'origine del lancio di agenzia ed il perché la programmazione sia slittata rispetto a quanto comunicato alla presentazione del video (ossia febbraio).

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