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sabato 12 marzo 2016

sull'utero in affitto mentre il Consiglio d'Europa decide, la delegazione italiana si oppone

Il 15 marzo il Consiglio d'Europa esaminerà una relazione favorevole all'utero in affitto. Il movimento internazionale Stop Surrogacy Now chiama le cittadine e i cittadini europei a mobilitarsi. Le femministe francesi di Corps guidate dalla filosofa Silvyane Agacinski e da Laurence Dumont, vicepresidente socialista del Parlamento francese, manifesteranno proprio il 15 marzo davanti alla sede parigina del Consiglio d'Europa.

In Italia l'8 marzo Eleonora Cimbro, deputato del Pd e membro del Consiglio d'Europa, con la collega Milena Santerini di Demos ha lanciato lo stesso allarme: "La maternità surrogata non è un diritto ma una pratica deteriore, lo dobbiamo dire con forza soprattutto oggi", hanno detto. Eleonora Cimbro si è anche rivolta alle sue compagne di partito: "Penso che le donne del Pd debbano fare chiarezza su questo tema".

Il motivo della mobilitazione è che il 15 marzo sarà votato a porte chiuse alla Commissione affari sociali del Consiglio d'Europa un controverso rapporto sui diritti umani e i problemi etici della surrogacy affidato alla ginecologa e senatrice verde belga Petra De Sutter, figura che suscita da tempo forti riserve. La De Sutter dirige a Gand un'unità dove la maternità surrogata è già praticata grazie al vuoto legislativo belga in materia e collabora con una clinica che fa surrogacy in India, "Seeds of Innocence", da tempo nel mirino di ong e femministe indiane. De Sutter non ha mai fatto mistero di essere favorevole alla surrogacy, e questo le è costato una mozione di sfiducia per conflitto d'interessi, mozione che ha perso per 21 voti a favore e 17 contro. "Un nodo irrisolto" lo ha definito la Cimbro, ricordando che la mozione di sfiducia verso la De Sutter si basa sul Codice di condotta dei membri dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, per cui i relatori non devono "avere interessi economici, commerciali, finanziari o di altro, di tipo professionale, personale o familiare, connessi con l'oggetto del rapporto".

Le intenzioni (e gli interessi personali) di De Sutter sono largamente noti. La bozza del documento che presenterà al Consiglio d'Europa è pubblica e può essere scaricata su internet. Si legge che "poiché non tutti gli Stati membri sono favorevoli al divieto universale" la pratica va resa possibile e legale ovunque e "non delegittimata". L'unico dubbio, scrive De Sutter, è come procedere: "La questione che resta aperta è adottare una legge "soft" o "hard".

La Conferenza dell'Aia di diritto internazionale privato (HCCH ) lavora (dal 2011 senza trovare un accordo nda) sulla possibilità di redigere un atto multilaterale nel campo della parentela-maternità surrogata da diversi anni (...) una convenzione internazionale vincolante sul tema sul modello della Convenzione del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale". I movimenti femministi e lesbici premono da tempo sull'HCCP perché non agevoli la regolamentazione della surrogacy, pretendono di essere consultati e coinvolti, e nel marzo scorso hanno presentato un documento sottoscritto da centinaia di organizzazioni di sinistra per chiedere di essere ascoltati e che i risultato del lavoro del gruppo di esperti dedicato all'utero in affitto sia pubblico e non secretato.

È evidente che il Consiglio d'Europa, cui aderiscono stati dove la surrogacy è un business florido, cerca di indebolire la condanna della maternità surrogata da parte dell'Europarlamento di Strasburgo. Con un emendamento adottato a dicembre 2015 al Rapporto sui diritti dell'uomo e la democrazia nel mondo, la massima assemblea democratica continentale ha condannato la "pratica della maternità surrogata che è contraria alla dignità umana della donna, il cui corpo e le cui funzioni riproduttive sono utilizzati come delle merci". L'Europarlamento "considera che questa pratica, per la quale le funzioni riproduttive e il corpo delle donne, soprattutto le donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, sono sfruttati a scopo finanziario o per altri profitti, deve essere proibita e che deve essere esaminata in priorità nel quadro degli strumenti di difesa dei diritti dell'uomo".

Questo costituisce una ipoteca pesantissima alle mire espansionistiche delle lobby russe e ucraine che premono per un allargamento della loro clientela anche nei paesi in cui l'utero in affitto è vietato, e spendono milioni di euro in propaganda, finanziano istituti di ricerca, e si battono per una regolamentazione in nome dell'"amore", del "dono" e della "libertà".

Una condanna tanto netta potrebbe essere probabilmente aggirata solo attraverso un sofisticato grimaldello giuridico, ovvero il ricorso al principio di una necessaria "regolamentazione internazionale" di fronte alla varietà di quadri legali nazionali esistenti. E proprio gli aspetti economici connessi all'industria dei bambini su commissione e l'attività dei gruppi di pressione sono sotto esame oggi presso la Commissione sui diritti umani del Parlamento europeo.


Paola Tavella

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