BOTTONI [1]

sabato 12 marzo 2016

se la famiglia diventa partito

"E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen"

Sarebbe perfetta, la canzone vincitrice di Sanremo Giovani 2016, come inno ufficiale del nuovo soggetto politico che sarà battezzato l'11 marzo al Palazzetto delle Carte Geografiche di Roma. Il 'popolo' chiamato a raccolta è il Popolo della Famiglia, questo il nome del partito fondato dall'ex Dc ex Pd ex simpatizzante montiano ed ex fan 5 stelle Mario Adinolfi - Pdf in sigla, come il Portable Document Format dei nostri files. Il 'miracolo' invocato, "con l'aiuto di Dio, con lo sguardo benevolo di Maria Vergine", è quello di salvare l'Italia dal 'baratro' in cui la discussione sulle unioni civili l'ha gettata, il 'lutto' da elaborare quello provocato dall'approvazione in Senato del maxi-emendamento che ha riscritto il ddl Cirinnà, rendendolo peraltro ancor più moderato di quanto già non fosse. L'attività del nuovo partito si dispiegherà attraverso la costituzione di gruppi di preghiera che con veglie e orazioni cercheranno di fermare la decadenza morale della società, ispirandosi, in fatto di laicità dell'impegno politico, al luminoso modello iraniano. Amen, appunto.

Il simbolo c'è già: un'allegra famigliola, genitori e due bambini, rigorosamente maschietto e femminuccia perché non si dica che la parità di genere non è rispettata. Nessuno spazio invece per il gender, "No gender nelle scuole" recita la scritta sulla testa dei quattro, a chiarire che il punto di partenza di tutto quanto, il punto focale del programma è appunto questo, un NO. C'è anche il giornale, come ogni partito che si rispetti, quelLa Croce - Quotidiano che già da oltre un anno diffonde il verbo adinolfiano.

Non sarà, nelle dichiarazioni dei fondatori, un 'single-issue party', un partito a tema unico come fu la lista 'Aborto? No grazie' di Giuliano Ferrara, che alle politiche del 2008 ottenne lo 0,37%. Né un partito identitario, come quell''Io amo l'Italia' con cui Magdi (ora non più) Cristiano Allam si proponeva di combattere l'invasione migratoria e l'islamizzazione del Paese, bontà sua. L'obiettivo è quello di intercettare i voti in uscita dall'Ncd di Angelino Alfano, il "Giuda Iscariota" della politica italiana reo di aver votato, dopo aver ottenuto lo stralcio della stepchild e "impedito una rivoluzione contro natura", la comunque inaccettabile legge Cirinnà. E sembra, per lo meno, non peccare di poco cristiana superbia un movimento che identifica il proprio target elettorale nei delusi di un partito che da mesi i sondaggi danno fermo al 2,5%.

Eppure, l'ambizione c'è. Le prossime amministrative vedranno le liste del Pdf presenti in oltre 300 comuni. "Parisi contro Sala a Milano, De Magistris contro Valente a Napoli, Giachetti contro Raggi e il duplex Marchini-Bertolaso a Roma. Un tratto comune? Sono tutti favorevoli alle unioni gay", scrive Adinolfi. E allora eccolo, il Marione nazionale, scendere in campo in prima persona per il Campidoglio in ticket con l'avvocato Gianfranco Amato, presidente di 'Giuristi per la vita', che sarà capolista. "Chi è contrario alle unioni gay a Roma e in tutta Italia vota i candidati del Popolo della Famiglia che sanno che sui principi non negoziabili, non si negozia".

"Non ho mai compreso l'espressione valori non negoziabili", aveva detto una volta Papa Francesco in un'intervista al Corriere della Sera. Ma poco importa. Non è lui il punto di riferimento di questi difensori della cristianità più cristiani del Papa. Non lo è da quando non solo non ha benedetto la loro piazza, quel Family Day del 30 gennaio in cui il Circo Massimo si popolò sì di tante (meno di quante dicono gli organizzatori) famiglie, ma anche di tanti militanti di estrema destra, onorevoli opportunisti, sepolcri imbiancati e omofobi di varia risma; ma soprattutto da quando, il giorno dopo, invece di spendere una parola di approvazione per tutto l'impegno prodigato, ebbe a dire durante l'Angelus: «Nessuna condizione umana può costituire motivo di esclusione dal cuore del Padre». A qualcuno fischiarono le orecchie.

No, non è Papa Francesco la guida spirituale a cui si rifanno i vari Adinolfi, Amato, le Costanza Miriano e gli Antonio Socci, i Massimo Gandolfini e tutto il Popolo della Famiglia. Gli Angelus che piacciono a loro sono quelli che tutti i giorni attraversano le frequenze di Radio Maria, il magistero che preferiscono è quello di padre Livio Fanzaga, il prete radiofonico che, fra le altre cose, augurò la morte e le fiamme dell'inferno alla senatrice Cirinnà. Nemici del 'buonismo', sono apostoli convinti del 'cattivismo', ostili per principio a qualsiasi forma di politicamente corretto, facendo ricadere in questa categoria anche la buona educazione, la delicatezza, persino l'umanità. Si considerano dei perseguitati, martiri della fede oppressa dal totalitarismo LGBT, unici avversari rimasti di un pensiero unico pericoloso come lo è la cultura occidentale per i miliziani dell'Isis.

A me che, commentando un post sulla bacheca Facebook di Mario Adinolfi in cui si inneggiava al 'Renzi ci ricorderemo' - ci vendicheremo cioè della legge sulle unioni civili votando no al referendum sulle riforme - avevo fatto sommessamente notare che simili minacce di ritorsione hanno poco a che fare con lo spirito cristiano, è stato risposto, da Marione in persona, che "il cristiano si oppone alla tirannide". Ed ecco che, sempre sulla stessa bacheca, si sprecano i paragoni fra la loro battaglia e quella dei ragazzi della Rosa Bianca, il gruppo di studenti cristiani che pagò con la morte la propria testimonianza di libertà nella Germania hitleriana. Ma se ogni accostamento, anche il più blasfemo, è consentito, non bisogna stupirsi se uno degli ultimi fatti di cronaca nera, la tortura e l'uccisione del povero Luca Varani, viene fatto passare dallo stesso Adinolfi come una diretta conseguenza dell'orientamento omosessuale dei due assassini.

Questo è il Popolo della Famiglia, questi sono quelli che nell'anno di grazia 2016 dicono di voler portare le istanze dei cattolici nell'arena pubblica. Come sono lontani, per stile e contenuti della discussione, gli esponenti di quel cattolicesimo democratico che, da Sturzo a De Gasperi, da Moro a Zaccagnini, declinò in senso politico e profondamente laico l'eredità spirituale del Cristianesimo, traendone una visione ideale all'altezza dei tempi, tutto il contrario di quell'accozzaglia di rivendicazioni da lobby confessionale che ci tocca ascoltare oggi. Eppure non poteva mancare, nella lunga serie di appropriazioni indebite e indecenti distorsioni operate dal Popolo della Famiglia, un nuovo appello ai "liberi e forti", che, riprendendo l'enfasi sturziana sulla libertà, la piega ad una banale chiamata alle armi di un popolo di clericali e reazionari.
Come è lontana da tutto questo l'intelligenza e lungimiranza pastorale di tanta Chiesa italiana, che, dal cardinale Martini all'ultimo testimone del Concilio Vaticano II mons. Bettazzi, arrivò a condividere la necessità di una legge sulle unioni civili quando gran parte del 'fronte cattolico' in Parlamento le si opponeva. Senza dimenticare posizioni di avanguardia come quella espressa di recente dal novantatreenne vescovo emerito di Foggia, mons. Giuseppe Casale, che si augura che "si arrivi a dare una legittimazione civile alle unioni omosessuali. E chissà, magari più in là... non dico un sacramento, ma almeno una benedizione del Signore, a due persone dello stesso sesso che vogliono stare insieme, che si vogliono bene e vogliono vivere insieme con stabilità".

Un'operazione del genere di quella che avrà luogo venerdì a Roma fa male alla credibilità del cattolicesimo e fa male alla famiglia. Sì, anche alla famiglia. L'inevitabile bocciatura elettorale del Pdf dovrà essere letta come una bocciatura del concetto di famiglia, anche solo di quello che hanno in mente i promotori dell'iniziativa? Mi sento di poter dire di no. La famiglia, comunque la si intenda, quella tradizionale, quella allargata, quella arcobaleno, è qualcosa di molto più bello e importante di un partito politico. È una realtà viva, fatta di affetti e di legami, non di ideologie o di voti. La famiglia non ha bisogno di essere difesa, si difende da sé con la forza di quelle realtà che cambiano, evolvono, ma non spariscono mai. Che sono 'naturali' nella misura in cui si fondano sulla naturale propensione degli esseri umani a stare insieme, volersi bene, condividere tempo, esperienze, emozioni.


Se la famiglia diventa un partito, allora può subirne lo stesso destino: diventare irrilevante, minoritaria, qualcosa di obsoleto. È quello che, in un sorta di lapsus freudiano, lo stesso avvocato Amato sembra mettere in conto, quando nell'articolo pubblicato lo scorso 4 marzo su La Croce paragona la missione del Pdf alla famosa 'crociata dei pezzenti' del 1096: "Di quell'epica esperienza non vogliamo certo emulare il tragico epilogo che ne segnò la fine, ma il gioioso entusiasmo e l'ingenua baldanza che la originò". Ok, siamo in presenza di una crociata condotta da pezzenti, in senso politico naturalmente. Loro lo hanno detto.

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