BOTTONI [1]

venerdì 26 febbraio 2016

la dignità della persona non può essere parziale. il perché del mio "no" alle unioni civli

Non ho partecipato al voto di fiducia sul disegno di legge in materia di unioni civili perché ho ritenuto e ritengo che quella normativa non risponda alla domanda di pari diritti e di pari dignità espressa dalle persone omosessuali.

Il disegno di legge sulle unioni civili, approvato dal Senato, muoveva dall'esigenza di colmare la lacuna che connota il nostro ordinamento in materia di diritti delle coppie non unite in matrimonio e, in particolare, delle unioni tra persone dello stesso sesso. Questa lacuna ha determinato non solo un intervento della Corte costituzionale volto a sollecitare, già dal 2010, un'adeguata disciplina, ma anche una condanna, lo scorso luglio, del nostro Paese da parte della Corte europea dei diritti umani.

Per non incorrere in ulteriori censure, dunque, la disciplina introdotta dovrebbe fornire adeguate garanzie alle unioni (omosessuali e non) prive del vincolo matrimoniale, senza alcuna forma di discriminazione. E, invece, quella approvata con il voto di fiducia, che non estende alle coppie omosessuali la disciplina di favore prevista per l'adozione del figlio del partner, risulta una normativa discriminatoria. Per questo, come già detto, non ho partecipato al voto. E tuttavia, la giurisprudenza aveva già previsto quella estensione negando (in assenza di alcuna evidenza scientifica di segno contrario) che il carattere omosessuale della coppia possa di per sé determinare alcun pregiudizio alla qualità delle relazioni instaurate con il minore: e, quindi, rappresentare un elemento ostativo all'applicazione della disciplina generale. E questo perché, come afferma il Tribunale dei minorenni di Roma, il benessere del bambino (cui l'adozione deve tendere) "non è legato alla forma del gruppo familiare in cui è inserito, ma alla qualità delle relazioni che vi si instaurano". Chi intrattenga con il minore un legame importante, in virtù della convivenza con l'altro genitore, non può insomma essergli considerato - al pari di chiunque altro - estraneo, solo perché omosessuale. Per questo la giurisprudenza prevalente applica la disciplina prevista per l'adozione del figlio del partner a prescindere dall'orientamento sessuale di quest'ultimo, valutandone esclusivamente l'idoneità a svolgere la funzione genitoriale e la qualità del legame stabilito con il bambino, a tutela del suo superiore interesse.

Ecco, tutto ciò non è contemplato nel disegno di legge approvato grazie al voto di fiducia. Ho esitato a lungo prima di assumere una posizione negativa. Ma ho pensato che fosse necessario lasciare almeno una traccia di dissenso rispetto a una legge che presenta tanti limiti e tante contraddizioni. Anche perché tutto il discorso fatto in queste settimane ha ruotato intorno alla questione cruciale della parità di diritti per le persone omosessuali. Ma sotto la grande problematica dei diritti emerge una questione ancor più rilevante: quella della dignità della persona. E la dignità non può essere parziale, intermittente, dimidiata. La dignità è o non è. In questa legge si affaccia, ma non viene adeguatamente riconosciuta e pienamente legittimata.


Per questa ragione ho voluto manifestare questa mia posizione di dissenso. Tanto più impegnativa perché porta la mia firma il primo disegno di legge in materia di unioni civili di questa legislatura, depositato il 15 marzo del 2013. E perché, in una mia precedente esperienza parlamentare, tra il 1994 e il 2001, presentai uno dei primi disegni di legge sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Era esattamente vent'anni fa.

Luigi Manconi

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