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sabato 7 novembre 2015

ecco cosa dice la scienza sull’omosessualità

Vi siete sempre chiesti cosa dice la scienza sull’omosessualità? Allora è arrivato il momento di fare chiarezza. Non con voci ideologiche. Ma con la voce ufficiale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio

Insieme alla dura presa di posizione ufficiale del Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia Riccardo Bettiga, che ha promesso azioni disciplinari per chi tradisce le regole del Codice Deontologico della professione, come è successo di recente con la radiazione dall’Ordine di Tubertini, anche il sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, ha voluto chiarire cosa dice la scienza sull’omosessualità.

Lo ha fatto prendendo una posizione netta e decisa sulla vicenda del noto convegno omofobo di Maroni, Lega e fanatici religiosi, con marchio EXPO, che tanto ha fatto discutere l’opinione pubblica.

Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, in un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’Ordine precisa, fermamente, punto per punto, con straordinaria chiarezza, la posizione ufficiale della scienza su omosessualità, teorie riparative e omogenitorialità.

Vediamone insieme alcuni passaggi principali:

«1) L’omosessualità è una variante normale e naturale dell’orientamento sessuale (e affettivo) umano.

Lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nel 1990, dopo che, 3 anni prima, la voce omosessualità egodistonica era sparita anche dal DSM.

2) Nonostante numerose teorie e studi a loro supporto non vi è una causa univoca (ammesso che vi sia) sulle origini dell’omosessualità. Come non ve ne sono sulle origini dell’eterosessualità.

3) L’orientamento affettivo-sessuale non è una scelta, non è un peccato, non è una perversione, non è modificabile volontariamente. E questo vale per qualunque tipo di orientamento.

4) Le terapie riparative o di conversione si basano sull’idea che l’omosessualità maschile (di donne manco l’ombra) sia dovuta ad un difetto di mascolinità, creatosi per un danno (che va riparato) durante lo sviluppo infantile a causa di modelli familiari errati.

5) La letteratura scientifica internazionale è concorde nell’affermare che non ci siano evidenze che l’orientamento affettivo-sessuale sia modificabile con terapie o pseudotali. Affermare quindi che l’omosessualità sia una malattia da curare e che questo sia possibile facendo un percorso di psicoterapia ad hoc è scientificamente errato e deontologicamente perseguibile (art. 3-4-5 c.d.)

6) Le terapie riparative si sono rivelate inutili e spesso dannose, amplificando disagio e malessere legati alla difficoltà di accettare il proprio orientamento non eterosessuale e alla delusione e impotenza di fronte ai risultati attesi che non vengono raggiunti. Nel caso di vantaggi questi sono ottenibili con qualunque psicoterapia che non abbia l’intento di modificare l’orientamento della persona».

Circa il tema dell’omogenitorialità la psicologa precisa:

«Quasi 40 anni di studi su genitori omosessuali e famiglie omogenitoriali hanno portato alle stesse conclusioni:

L’orientamento affettivo-sessuale o l’identità di genere di madri o padri non hanno alcuna rilevanza nello sviluppo psico-affettivo-sessuale dei loro figli e figlie.

La prole cresciuta con genitori dello stesso sesso ha uno sviluppo assolutamente sovrapponibile ai pari nati all’interno di coppie eterosessuali, senza differenze significative in merito a capacità cognitive, relazionali, identità sessuale».

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