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venerdì 9 ottobre 2015

"Porta a Porta" e il mito complottista della lobby gay

Mettici le recenti dichiarazioni di mons. Charamsa sulla propria omosessualità. Aggiungici quelle ormai datate di Papa Bergoglio sulla lobby gay in Vaticano. Ed ecco pronto il titolone della nuova imperdibile puntata di "Porta a Porta": La lobby gay all'attacco di Francesco.

Stupefazione, amarezza, indignazione. Questi i sentimenti provati da non pochi nel seguire la mesta liturgia officitata il 5 ottobre da Bruno Vespa, che, assistito da Massimo Franco e Marco Tarquinio, ha intonato il De profundis sul feretro del servizio pubblico televisivo. Di quanto, cioè, dovrebbe garantire, nella piena tutela delle varie componenti sociali del Paese, un'informazione imparziale e completa. L'esatto contrario, in pratica, di ciò che è avvenuto nel popolare programma Rai, durante il quale è stato sfacciatamente imposto il pensiero unico del conduttore senza una parvenza di contraddittorio e rispetto alcuno delle persone LGBT.

Ma a essere davvero preoccupante è il terrorismo psicologico, cui è stato sottoposto il telespettatore. Perché parlare in termini di lobby e di attacco significa alimentare un clima fobico e offrire una visione semplicistica degli accadimenti attraverso argomentazioni complottistiche. Quando si parla di complotto, ieri come oggi l'alterità ne è il carattere costitutivo. Tutte le relative teorie poggiano infatti su un assunto fondamentale: quelli che sono percepiti come diversi sono alla base di reti di solidarietà interna e, aggregati in un centro ostile quanto potente, influenzano eversivamente le istituzioni per il perseguimento dei propri interessi.

Nel XIV secolo, ad esempio, i diversi furono i templari (accusati fra l'altro di sodomia), il cui esoterismo ma ancor più l'abilità finanziaria in un ottica transnazionale destavano inquietudine e preoccupazione. Ma i più noti filoni di complottismo - anche perché alcuni di essi continuano a sopravvivere e hanno pesato non poco, nel secolo scorso, sulle politiche adottate dai regimi totalitari - nascono in epoca moderna e sono quattro: gesuitico, giansenistico, massonico ed ebraico. Riguardo agli ultimi due dal secondo Ottocento s'imporrà il modello sincretico di complotto giudaico-massonico con finalità tecnocratico-economiche, la cui diffusione mondiale sarebbe stata garantita dai celebri quanto falsi Protocolli dei Savi di Sion.

Favorita da affermazioni papali e dall'eteronormatività socio-culturale imperante in Italia, la teoria del complotto gay, in ultima analisi, non può che essere pericolosa negli effetti al pari di tutte le consimili ideologie, di cui s'è fatto cenno. Secondo questo modello le persone LGBT, identificate come figure d'alterità/diversità, sarebbero organizzate in una potente lobby capace d'influenzare il legislatore, per ottenere provvedimenti normativi in proprio favore. Lobby, questa, che, stando alle affermazioni bergogliane, rilanciate da certuni giornalisti cortigiani, avrebbe le sue propaggini al di là del Tevere. Lì, cioè, dove - secondo i capisaldi delle teorie complottistiche di matrice cristiana - mirerebbe a uno scardinamento dell'assetto gerarchico della Chiesa e a un attacco al Pontefice quale capo supremo della stessa.

Lasciando da parte quest'ultimo aspetto a dir poco ridicolo, non si può non rilevare che in Italia a tutto s'assiste fuorché a un tale potere condizionante della lobby gay. Se così fosse, da tempo sarebbero stati colmati i vuoti normativi in materia tanto d'omofobia/transfobia quanto d'unioni civili. Ritardi decennali al riguardo che comprovano l'inesistenza d'una lobby gay. Al massimo proverebbero l'esistenza di quella clericale. Ma questa è mera fantascienza complottistica.

Francesco Lepore

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