BOTTONI [1]

giovedì 22 ottobre 2015

Michela Marzano spiega una volta per tutte il “gender”

“Questione gender”, “ideologia gender”, “bufala gender”. Nel bel mezzo del caos, la filosofa Michela Marzano ha deciso di fermarsi un secondo. Abbassando i toni e spiegando a genitori e insegnanti dove sta l’equivoco. Esce oggi in libreria, per Utet, il libro “Papà, mamma e gender” nel quale viene messo in chiaro come i nostri figli non siano in pericolo, non vengano manipolati tra i banchi di scuola a suon di corsi sull’autoerotismo, non vengano spinti a scegliere un orientamento sessuale piuttosto che un altro. Anche e soprattutto perché l’orientamento sessuale non si decide a tavolino o sotto la pressione di qualcuno. La Marzano sarà venerdì 23 ottobre alle 21 al Cinema Teatro Astra di Misano Adriatico per l’incontro “Le trappole del cuore e le dinamiche di potere nei rapporti affettivi”, nell’ambito della rassegna “Il potere”.


Michela, la parola “gender” è ormai ovunque. Ma che cosa significa, davvero?
“Gender non significa altro che genere, ovvero il fatto di nascere maschi o femmine. Il problema è che chi tira in ballo il gender, intende altro. E in particolare l’idea che i bambini vengano spinti a praticare attività sessuale, a travestirsi, a diventare omosessuali. Le parole contano. E bisogna sempre spiegare la differenza tra l’identità di genere, che è il fatto di sentirsi davvero maschi o femmine come siamo geneticamente nati, e gli stereotipi di genere, cioè i canoni ai quali la società ci spinge a uniformarci proprio in virtù del fatto che siamo maschi o femmine. Infine c’è l’orientamento sessuale, che è il fatto che ci piacciono le persone del nostro sesso o di quello opposto”.

Dove sta l’inganno?
“L’inganno è su più fronti. Innanzitutto, con gender si intende tutto e il contrario di tutto. Poi, si continua a credere che parlare ai bambini di uguaglianza e discriminazioni significhi spingerli a diventare omosessuali o a scegliere il proprio sesso. Si dimentica un concetto semplice: nasciamo tutti con un corpo, nel quale qualcuno capita che si senta prigioniero. Nel libro riporto l’esempio di Luxuria, che racconta come sia nata trans, perché fin da piccola, in quel corpo maschile, si sentiva in gabbia. Allo stesso tempo non si vuole certo spingere i più piccoli alla masturbazione precoce: se così fosse, sarei la prima a essere in allarme”.

Spieghiamolo allora una volta per tutte: che cos’è l’educazione alle differenze?
“Un’educazione nella quale si cerca di spiegare ai bambini che il valore di ognuno di noi è lo stesso a prescindere dalle diversità. Sono temi su cui lavoro da tempo. Ma non avrei mai pensato che ci sarebbe stata l’urgenza di precisarlo. Le posizioni si sono irrigidite all’inverosimile, bisogna riaprire il dialogo: solo parlando è possibile superare il muro contro muro”.

Dove si rischia di arrivare?
“La mia preoccupazione è che quella in cui viviamo possa non essere una società inclusiva: in questo caso, a farne le spese sarebbero sempre i più fragili, i più esclusi. Nel libro riparto da zero, raccontando l’uguaglianza, la parità dei diritti. Siamo in un mondo nel quale se sei una ragazza hai meno possibilità rispetto ai ragazzi: è solo un esempio per dire che non stiamo parlando necessariamente di difendere i diritti delle persone omosessuali. Siamo tutti sullo stesso piano, non c’è qualcuno di superiore e qualcuno di inferiore”.

In molte scuole i genitori vengono spinti a firmare i moduli contro l’insegnamento delle “teorie gender”. Che cosa sta accadendo?
“Si è innescato un meccanismo assurdo che ho cercato di decostruire. Nel libro ho trascritto i testi di due video utilizzati dai Giuristi per la Vita e da Manif pour Tous che cercano di sostenere come i nostri figli siano manipolati. Frase per frase, cerco di spiegare l’alto punto di vista. Spero davvero che possa servire agli insegnanti e ai genitori per rendersi conto del grande equivoco e superare le inutili paure di cui sono stati fatti oggetto. Le famiglie sono andate nel pallone, è giusto ricominciare da un’informazione corretta”.

La Diocesi di Padova ha preso una posizione netta, dicendo stop alla “bufala” del gender. Un segnale positivo secondo lei?

“Sì, un episodio che mi ha fatto tornare la speranza. L’altro segnale è arrivato dal Papa, quando ha inviato a Francesca Pardi, mamma lesbica, una lettera di accoglienza rispetto alle famiglie in senso lato. Qualcosa, forse, può davvero cambiare”.

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