BOTTONI [1]

giovedì 29 ottobre 2015

il "sociale" a Roma non ce la fa più

E mentre il sindaco di Roma decide se andare avanti o confermare le sue dimissioni, il mondo del sociale, ed in particolare della disabilità, nella Capitale, naviga in acque bruttissime.

Dopo Mafia Capitale e tutto ciò che ne è conseguito, la città si è immobilizzata ed i servizi sociali hanno pagato il grande sconto da cui non riescono a venir fuori. Infatti forte è stata la negazione di diritti che ha colpito molti cittadini fragili.

È vero che c'è la necessità di far pulizia e di rispettare i tempi della magistratura, ma niente cambierà se non cominciamo a parlare di un welfare diverso. Da troppi anni alcuni hanno ed altri non riescono ad avere neanche il necessario per sopravvivere ed avere risposte elementari.

Capisco la crisi, la gravità delle situazioni politiche europee, ma il sociale di Roma non riesce più ad andare avanti.

I servizi alla persona sono cancrenizzati agli ultimi sblocchi delle liste di attesa della seconda giunta Veltroni, così come il trasporto per disabili e l'eliminazione delle barriere architettoniche.

Tra poco affronteremo il Giubileo e saranno migliaia i pellegrini con difficoltà che si riverseranno per le strade della città e mi chiedo se qualcuno ha acceso un faro (basterebbe anche una lucetta) su queste difficoltà.

Bisogna che ci facciamo coraggio, che molliamo i vecchi schemi della politica rimessi in ballo dalla giunta Alemanno e che cominciamo a ricostruire un piano rispettoso ed eticamente corretto sul sociale, analizzandolo in tutte le sue prospettive più ampie. È arrivato il momento di cambiare i giochi di potere che danno forza a chi sa più rappresentarsi di fronte alle istituzioni a discapito dei "semplici", immaginando e lavorando, invece, per soluzioni adeguate rivolte agli ultimi che non hanno più nessuna aspettativa e che sempre di più finiscono nel dimenticatoio.

Chi più ha, deve rinunciare a favore di chi non ha nulla. Basterebbero anche 10 minuti a testa di assistenza in meno per tanti di noi disabili per coprire grandi bisogni nascosti dietro le liste d'attesa.
Autogestiamoci, chiediamo un fondo rinuncia, perchè almeno noi che viviamo il disagio sulla nostra pelle, e non stiamo al gioco della politica becera e lontana dalla realtà, possiamo cambiare la quotidianità di molti.

Questo non vuol dire che la politica e gli enti locali non devono interessarsi e fare piani di intervento velocemente e nel rispetto dei diritti.

La solidarietà può iniziare anche da noi, e rivolgersi a noi, senza che la guerra tra poveri ci renda lontani dal riconoscimento e dalla rivendicazione dei diritti sociali.

Ileana Argentin

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO