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venerdì 16 ottobre 2015

Aurelio Mancuso : " coppie di gay maschi con figli, vi prego, fate un passo indietro "

Voglio esser chiaro, ancor più diretto del solito: mischiare le unioni civili con l’accesso alla tecnica medicalmente assistita della GPA (gravidanza per gli altri) è un’operazione politica precisa dei reazionari che non vogliono alcuni riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali ed è un tranello in cui è caduto una parte consistente del movimento lgbt italiano.

Precisato che oltre il 98% delle GPA sono utilizzate da coppie eterosessuali (di cui la stragrande parte sposate) e che il tema non può essere il grado di capacità genitoriale tra gay ed etero, rimane il fatto che la questione è brandita da eserciti contrapposti sempre più ferocemente, producendo molti danni.

La prima conseguenza è una rappresentazione mediatica spropositata che accredita come tutte le famiglie omosessuali vogliano accedere alle GPA, la seconda è che una riflessione che andrebbe calata sui diritti dei bambini (una volta nati) invece si trasforma in un Kramer contro Kramer folle, tra adulti che urlano semplificazioni e omogeneizzazioni insopportabili.

Voglio avere la libertà di ribadire che la GPA non mi convince (ben altra cosa è l’utero in affitto che si distingue dalla gravidanza per altri dal fatto che è una barbarie imposta alle donne nei paesi poveri e dittatoriali dai maschi di tutte le risme e, che non è contrastato efficacemente dagli organismi internazionali, così come il turismo sessuale e la pedofilia organizzata). Non mi convince fino in fondo l’affermazione che le donne, nei paesi civilissimi come il Canada e gli States, dotati di protocolli etici e sanitari severissimi, siano libere di prestare il proprio corpo per far nascere un bambino. Oltre a questo, provo intimamente dubbi che due maschi abbiano la necessità di diventare papà utilizzando un altrui corpo, femminile, per realizzare un progetto genitoriale.

Se la legge sulle unioni civili contenesse la possibilità della GPA non la sosterrei ed è bene rammentare che in Italia questa pratica è vietata e, appunto, metterla al centro di una discussione viziata sulle unioni civili, significa favorire l’affossamento della proposta di legge.

La stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare da parte del compagno non naturale il figlio del genitore naturale, è ben altra cosa, una già mediazione ipocrita, perché in questo Paese non è mai possibile esser limpidi: l’unica soluzione sarebbe il diritto per tutte le famiglie di poter accedere all’istituto dell’adozione. La proposta avanzata da un drappello di senatori del Pd di affido rafforzato al posto della step è un altro pasticcio all’italiana, che tra l’altro rende quasi nulle le tutele dei bambini.

Non c’è nulla da fare, non è possibile mettere in fila le cose perché troppi protagonisti di questo nuovo teatrino politico mediatico, non intendono farlo. Allora è bene esser dissonanti per alimentare incertezze e forse riportare un po’ di buon senso.

Sono gay, diversamente giovane, non mi interessa accedere alla GPA, non avverto nessuna vocazione genitoriale e, ho il diritto di veder riconosciuti al più presto tutti i diritti e doveri previsti dalla proposta attualmente in discussione e oltre a me, ci sono decine di migliaia di persone in coppia che ogni giorno si scontrano con le concrete discriminazioni dovute all’inesistenza di una normativa.

Le lesbiche e i gay dovrebbero poter adottare? Sì, come accade in tantissimi paesi al mondo, il che ha contribuito a non far permanere molti minori negli istituti, li ha dotati di figure genitoriali certe e contribuito alla loro felicità, così come è accertato da tutte le ricerche prodotte in tutto il mondo libero. Mi batterò fino alla fine dei miei giorni per questo e molto altro, primo fra tutti il diritto al matrimonio egualitario. Non chiedetemi però di esser d’accordo con il circo mediatico che riempie il palinsesto di coppie omosessuali maschili che hanno figli o ne vogliono (le donne dove sono finite? Che sono poi la maggioranza?), di reazionari laici e cattolici che utilizzano argomenti aberranti per contrastare la genitorialità lgbt, propinando le teorie gender, le guarigioni omosessuali, e così via. L’arcaicità patriarcale italiana si è impossessata anche delle unioni civili, proposta invece che dovrebbe parlare a tutte e tutti, a omosessuali ed etero, a coppie senza o con figli. Purtroppo la componente femminile, di cui sono sempre state intrise tutte le riforme di libertà, è pericolosamente nascosta: preti, eunuchi per il regno dei cieli, straparlano di sessualità e famiglie contrapponendosi a coppie gay, in una discussione unisessuale di cui avverto tutta la debolezza e l’antica dominanza.

Cari maschi omosessuali, fate un passo indietro: non vi chiedo di esser invisibili, ma di ritrovare equilibrio, di dare ancora più forza all’affermazione che la genitorialità è responsabilità e non un manifesto politico; una scelta che contribuisce al bene della società, quindi, non ne alimenta conflitti. Tentare di cancellare dalla storia le diverse interpretazioni genitoriali materne e paterne, che nella loro attuale esperienza soprattutto omosessuale rivelano un interessante inedita scommessa da parte dei maschi, è un assurdo. Non valorizzare le differenze corporee ed emozionali tra genitorialità gay e lesbica può servire a respingere, non efficacemente, le orribili parole dei reazionari, ma è anche prestarsi a discussioni bugiarde, perché nulla è immutabile e risolto nell’esperienza umana. Lasciamo ai mentori delle certezze anti scientifiche il compito di difendere i ruoli di genere della retorica maschilista che ha prodotto disastri.

La forza del movimento di liberazione sta nella sua continua trasformazione e interpretazione della realtà che evolve, che permette di dimostrare la capacità educativa, indifferentemente dall’orientamento sessuale. Elidere questo patrimonio, significa non avere il coraggio dei nostri perenni lavori in corso, che permettono la sperimentazione, qui e ora, tra cui famiglie democratiche, dove i conflitti sono assunti, non ignorati. La legge sulle unioni civili, così come il matrimonio egualitario, non estinguono le domande, sono tappe essenziali per l’emancipazione dell’intera umanità e non una nostra gelosa rivendicazione.

In conclusione, abbiamo bisogno che presto e bene siano approvate le unioni civili, non è il momento dei reginismi e delle affermazioni unilaterali di priorità. Il provvedimento è un unicum che regge perché si occupa di famiglie omosessuali con o senza figli, di libere convivenze etero e gay, di diritti e doveri (non sufficienti), ma ben dosati vista la situazione parlamentare in cui si opera. Chi ne comprometterà il cammino se ne assumerà pesanti e storiche responsabilità.

Aurelio Mancuso

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