BOTTONI [1]

lunedì 31 agosto 2015

invecchiare da visibili : il punto della situazione oggi

Se si pensa a livello internazionale al movimento LGBT non per quanto riguarda l’attivismo, ma a parlando d’ intrattenimento e immagine una cosa salta subito all’occhio, la presenza costante di immagini di giovani e giovanissimi.

Quasi mai si vedono persone definibili “senior”, cioè con più di 50 anni che però hanno un ruolo fondamentale, quello di essere stati i primi reali attivisti visibili che hanno permesso i grandi passi politici e di visibilità che oggi come movimento stiamo raggiungendo.
E’ inutile negare che le immagini di nudo, soprattutto nel mondo omosessaule maschile, di giovani uomini o di persone un po’ più mature ma sempre con corpi “performanti” e al limite della perfezione, nel mondo gay attirano l’attenzione e spesso vengono utilizzati nella cosi detta “pink economy”, l’economia che gira intorno al mondo LGBT.

Questo fenomeno avviene sicuramente meno nel mondo lesbico che da sempre è collegato alle lotte femministe, dove al contrario il corpo che diventa oggetto diventa qualcosa di mal visto e poco accettato.

Ma il continuo utilizzo dell’immagine giovane al limite del perfetto cosa comporta?

In primo luogo porta ad una rincorsa della perfezione da parte di molte persone che sentendosi magari lontani da quel modello proposto non si sento adeguati o si sentono lontani dal fatto di poter essere accettati sessualmente o socialmente.

In relazione a questo le persone più adulte di età possono sentirsi escluse dallo stesso mondo LGBT che in realtà per sua natura, dovrebbe essere accogliente e aperto a tutte le differenze.

Questo fenomeno che possiamo definire “ageismo” (discriminazione o differenza di trattamento in modo negativo in base all’età, in inglese “ageism”, dal termine “age”, età) in qualche modo colpisce a livello internazionale i luoghi di ritrovo omo-bi-transgender del mondo.

Per combattere ciò sono nate in diverse parti del mondo associazioni come SAGE (negli Stati Uniti), Fundacion 26 de Diciembre (Madrid) e Senior55 LGBT  (in Italia all’interno di Arcigay) che si occupano di contrastare all’interno del mondo LGBT la discriminazione in base all’età, lavorando sulla sensibilizzazione dentro e fuori la comunità gay-lesbica e transgender, pensando anche a progetti di collaborazione intergenerazionale.

Il bisogno di lavorare sulle persone LGBT in fase di invecchiamento nasce dal fatto che le prime comunità di attivisti e di cittadini e dichiarate stanno arrivando in questi anni, grazie anche all’allungamento medio della vita, alla terza età, portando con la loro consapevolezza sulla propria identità vissuta, bisogni e richieste mai riscontrate finora soprattutto all’interno di strutture specializzate dal punto di vista della funzione, ma generiche dal punto di vista dell’accoglienza come ospedali, ricoveri e case di riposo.

Un altro problema che esiste nei paesi dove non esiste una regolamentazione legislativa per le coppie LGBT è il rischio di solitudine, isolamento e povertà.

Spesso il fatto di non avere tutele legali porta le coppie a più facili scioglimenti, magari anche in età adulta che possono portare le persone a ritrovarsi all’improvviso sole.

La solitudine spesso è data anche, vista l’età, dallo sfoltimento naturale della rete amicale e dalla mancanza (soprattutto per le coppie di uomini) di prole.

I gruppi nati all’estero, ma presenti anche in Italia, al momento a Bologna, Modena e Torino si occupano proprio di combattere anche il fenomeno della solitudine tra le persone LGBT organizzando sportelli di ascolto e incontri periodici dove poter parlare delle proprie problematiche e conoscere persone coetanee.


Il fenomeno dell’invecchiamento LGBT anche se al momento sembra marginale all’interno dei punti di discussione politica della nostra comunità è destinata nei prossimi anni ad essere una necessità sempre più incombente visto il graduale invecchiamento dei membri visibili della comunità che ovviamente rivendicano il diritto di essere “visibili” durante la vecchiaia e fino alla fine delle propria vita.

Jonathan Mastellari

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