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giovedì 2 luglio 2015

unioni civili, anche il mondo lgbt si divide sullo sciopero della fame di Scalfarotto

L'iniziativa del sottosegretario alle riforme suscita la reazione scontata di Giovanardi: "Supera ogni limite". Ma le sue ragioni non convincono neppure Sel e una parte del movimento gay che gli chiede di trarre le conseguenze e uscire dal governo.

Lo ha tirato in ballo ed è stato tra i primi a rispondere: "Pensavamo di averle viste tutte, ma un autorevole membro del governo Renzi che fa lo sciopero della fame contro il Parlamento supera davvero ogni limite". Carlo Giovanardi, il senatore di Ncd-Area popolare che ha presentato gli emendamenti più "creativi" al ddl Cirinnà, attacca Ivan Scalfarotto per lo sciopero della fame sulle unioni civili.

Il sottosegretario dem alle Riforme lo aveva indicato tra i principali responsabili del ritardo nel riconoscimento dei diritti, insieme ai manifestanti del Family day: "Giovanardi mena colpi tutti i giorni con la scimitarra, la piazza di San Giovanni strilla e si mobilita. Ma noi dove siamo?". Siamo alle solite. Come nel 2005 con i PaCS e nel 2007 con i DiCo. Le ragioni dello sciopero della fame non convincono Sel, Forza Italia e una parte del movimento gay. Il problema, secondo Sinistra Ecologia e Libertà, non è dei "progressisti perbene" ma del Pd che su questo tema, a differenza di altre riforme, non riesce a dettare la linea.

"Lui governa con Ncd che impedisce le unioni civili. Denunci il ricatto e si dimetta" spiega Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera. Concorda su un passo indietro anche Elvira Savino, deputata di Forza Italia: "La sua azione dimostrativa sarebbe credibile solo se si dimettesse da sottosegretario". A sorpresa, contro la protesta di Scalfarotto anche il presidente dello storico circolo Arcigay "Il Cassero" di Bologna, Vincenzo Branà, che di unioni civili non vuole sentir parlare perché a favore del matrimonio egualitario: "Il ddl Cirinnà - scrive su Facebook - non porterà alcun miglioramento tangibile". Per il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, "le strategie dilatorie sempre più manifeste espropriano deputati e senatori dal diritto di discutere e di votare questa attesa riforma". Gli fa eco Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e deputato Pd: "Inaccettabile che in Italia ci si rifugi nel teatrino e nella palude dei giochetti parlamentari per non assumersi le responsabilità delle decisioni".

Invece si va avanti, nonostante tutto. Chiamata in causa, la prima firmataria del provvedimento sulle unioni civili, Monica Cirinnà, difende il gesto estremo di Scalfarotto e rilancia su Twitter: "Nella battaglia per i diritti umani un importante sacrificio personale". Da Francoforte, dove vive, lavora ed è sposata con una donna, torna sul tema anche Anna Paola Concia (Pd) che invita a una mobilitazione generale dei "progressisti eterosessuali": "Muovetevi, mobilitatevi, fate ognuno qualcosa - scrive in una nota - Non state sempre ad aspettare che i gay e le lesbiche vi diano una idea, fatevele venire voi". In un comunicato anche il Gay Center di Roma chiama alla mobilitazione con la campagna social #digiuniAmo. Obiettivo: una data certa di approvazione del ddl Cirinnà, come chiede Scalfarotto. "Siamo convinti - spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce dell'associazione - che serva una mobilitazione dell'opinione pubblica, per questo lanciamo l'idea di un digiuno collettivo a staffetta. Ognuno potrà aderire con almeno due giorni di digiuno lasciando poi il testimone ad altri".

E domani 3 luglio a Roma (Auditorium, via Rieti 13) il Psi organizza una convention sulle unioni civili intitolata "La Libertà degli Uguali" affinché i presidenti di Camera e Senato calendarizzino una sessione straordinaria sui diritti di "terza generazione" per discuterne rapidamente in Parlamento.

Pasquale Quaranta

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