BOTTONI [1]

sabato 20 giugno 2015

ecco i giovani arabi gay che hanno messo in subbuglio Tel Aviv

Fadi ha un problema. Continua ad andare a letto con uomini inappropriati che incontra nei gay club di Tel Aviv. Sono giovani e affascinanti ragazzi ebrei. E qual è il problema? Lui è un fedele nazionalista palestinese. "Ho perso la testa per un Sionista", spiega Fadi alla migliore amica Nagham nel nuovo documentario Oriented, "Sono innamorato del nemico".

Il problema dell'andare a letto col nemico è solo uno dei complessi dilemmi sociali, culturali, politici e personali dei ragazzi di Tel Aviv che Oriented ha sollevato. Il film, primo lavoro del regista inglese Jake Witzenfeld segue tre ragazzi gay sui vent'anni arabi palestinesi che vivono a Jafo, Tel Aviv, un enclave alla moda a sud della città, sulla costa mediterranea. Khader è un attivista palestinese che vive con David, il suo fidanzato ebreo; Naeem si sente al sicuro nella bolla di Tel Aviv ma non altrettanto in compagnia dei genitori; Fadi sta avendo difficoltà nel conciliare il suo profondo nazionalismo palestinese con la sua abitudine di innamorarsi di israeliani in divisa.

 Chiacchierando in un bar il giorno dopo l'anteprima del film, i protagonisti formano una compagnia vivace e glamour: Khader Abu Seif (28, pubblicitario) è colorato, provocante e chiacchierone; Fadi Daeem (27, infermiere) è impassibile, laconico, tutto piercing e vaffanculo; Naeem Jiryes (26, infermiere) è serio, dolce e ha una folta barba da hipster. Uscendo con loro diventa evidente perché il regista abbia deciso di seguirli per diciotto mesi: i tre giovani palestinesi sono divertenti, intelligenti e amano bere. I gin tonic sono stati ordinati e la premiere della notte prima è superata. Un cameriere viene prima rimorchiato (da Khader) e poi sgridato per l'essere troppo lento con l'ordine (sempre da Khader). "Voglio ucciderlo", dice ridendo.

Witzenfeld è entrato in contatto con i ragazzi tramite un loro video su YouTube chiamato 'Qambata". Il video è diventato virale dopo che i tre hanno affrontato alcuni argomenti tabù nel mondo arabo, come l'omosessualità e l'uguaglianza di genere. Hanno deciso di farlo una sera da ubriachi, spiega Khader, perché volevano rappresentare una nuova generazione di sentimenti arabi. "Noi non abbiamo modelli gay, lesbo o queer cui fare riferimento; quindi visto che non ne abbiamo uno abbiamo deciso di esserlo".

In Oriented la sfida alla tradizionale cultura araba si manifesta nella storia di Naeem, quando ha deciso di fare outing con la sua famiglia che non riusciva a capire come mai non tornasse al villaggio, si sposasse e avesse dei figli. Naeem porta l'intero gruppo a conoscere la sua famiglia quando, dopo cena, il padre gli suggerisce di sacrificare il 10% della sua felicità e seguire la tradizione. Nagham, un'amica dei ragazzi, risponde così: "Perché invece tu non sacrifici il 10 percento della tua felicità così che lui possa essere felice?"


Il film affronta queste tensioni culturali attraverso le storie personali dei tre ragazzi. Una volta tornati a Tel Aviv, cresce un diverso tipo di tensione: come i giovani palestinesi si comportano rispetto alla delicata situazione storica. In quanto giovani britannico eterosessuale, Wizenfeld ammette di non riuscire a capire i complessi cambiamenti d'identità che questi ragazzi devono affrontare. Il regista ha documentato le loro vite tra il 2013 e il 2014, quando le tensioni tra Israele e Gaza hanno ricominciato a farsi sentire e vivere in una bolla liberale di Tel Aviv mentre conflitti con il proprio popolo stanno avvenendo poco distante, ammette, può essere parecchio disturbante.

"Queste sono le nostre vite, è sempre tutto molto confuso", dice Fadi. "Se faccio qualcosa supporto Israele, non sono un buon palestinese? Si tratta delle più piccole cose della vita, dove studi, dove lavori, dove esci, con chi esci. È in tutto quello che facciamo. Sei mesi fa Madonna è venuta in Israele e noi la adoriamo, ma non siamo andati e non volevamo andarci. Si sarebbe trattato di supportare gli artisti a venire in Israele e farlo sembrare un bel posto".

Oriented non è però focalizzato su una cupa protesta e sullo starsene-sul-divano-quando-si-potrebbe-essere-a-sentire-Madge; il film è caratterizzato da una vivace sensibilità da docu-soap che riflette le energie dei protagonisti. La politica viene discussa tra cocktail e sigarette e per il regista questo significava cercare di catturare l'attivismo in maniera intima. "Il cambiamento sociale non è quella roba che si legge nei libri di testo", spiega, "sono le azioni e le parole delle persone nella vita quotidiana, che si tratti di scopare, uscire o decidere cosa fare". Come Fadi aggiunge seccamente, "Non stiamo di certo pianificando di farci esplodere nel mezzo del mercato locale".

Tuttavia, il gruppo si rende conto che fare un film come Oriented li getti nella mischia. Sono preoccupati di come reagiranno a casa, persino tra i colleghi israeliani. La politica potrà anche dominare le conversazioni di Tel Aviv, ma per i giovani palestinesi che ci vivono è difficile esprimere la complessità dei loro sentimenti. "Non ci è permesso di parlare delle politiche, di sostenere la Palestina", dice Naeem. "È lì sotto la superficie ma non ti è permesso mostrarlo…"

I ragazzi di Oriented sono comunque abituati ai commenti negativi: il loro video virale su YouTube ricevette svariati commenti come "puttane gay", "traditori" e "Arabi israeliani". A Tel Aviv sono sostenuti da qualche Israeliano eppure si sentono cinici a riguardo, come quando un ragazzo andò incontro a Khader urlando per strada 'Palestina Libera'. "Ho pensato 'rilassati stronzo'", puntualizza Fadi, "Non urlare 'Palestina Libera' quando ci vedi!".

I tre sono spesso criticati per essere delle 'vittime' o per rappresentarsi come tali. "Credo i palestinesi siano abituati a essere vittimizzati nei film", dice Fadi, "è davvero difficile per loro vedere una persona che si identifica come palestinese che non stia soffrendo come fanno loro. E io lo capisco. Non sto paragonando il mio dolore a quello di un adolescente a Gaza".


Eppure, continuano a sperare di aiutare qualche adolescente arabo attraverso il film. "Il nostro sogno è di proiettare il film in Paesi arabi", spiega Naeem, "quello è il pubblico che voglio raggiungere". Khader vuole che gli adolescenti arabi gay vedano Oriented e ci si connettano nel modo in cui lui si sentì rappresentato da Hedwig - la diva con qualcosa in più. "Ai giovani arabi gay che lo vedranno non posso garantir loro una notte glamour se vivono a Kabul, ma quando io ho visto Hedwig, mi sono sentito così connesso. Così ispirato. La speranza sarebbe che 50 giovani arabi vedano Oriented, per me questo sarebbe abbastanza".

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