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giovedì 25 giugno 2015

diritti civili, "family day" e media : se i 250.000 del gaypride di Roma valgono meno del riso Carnaroli ...

Se l’Italia è, con la Grecia, l’unico Paese dell’Europa occidentale a non avere il benché minimo riconoscimento dei diritti civili, lo deve non solo ad una classe politica composta in buona parte da ignavi, ma anche ad un sistema mediatico che, spesso (per non dire sempre), occulta le istanze LGBT e che, quando se ne interessa, riduce tutto a macchietta.

Per verificare ciò, basta confrontare il modo in cui i vari quotidiani hanno trattato il Gay Pride e il Family Day nelle varie prime pagine del giorno dopo. Il primo è stato tenuto ben nascosto (anche dalle pagine interne); il secondo ha trovato spazio ovunque.

Partiamo con la Repubblica, che con il Corriere della Sera è il principale organo di carta stampata.

A sinistra, la prima pagina del 14 Giugno: non vi è il benché minimo accenno al Gay Pride romano, svoltosi il giorno prima. In compenso, vi è lo spazio per un’imperdibile inchiesta sul riso “Carnaroli” taroccato. Eppure, in corteo vi erano 250 mila persone, ben più di quelle ospitabili a Piazza San Giovanni, che ne può contenere circa 150 mila. Il milione sparato dagli organizzatori è come la millantata “ideologia gender”: fantascienza. Solo con 25 persone in ogni mq sarebbe stato possibile raggiungere quella cifra. Ma io sono una testa dura e mi son detto: ci sarà stato sicuramente un ampio approfondimento nelle pagine interne. Sfoglio la Repubblica: seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima, ottava pagina 11 in un articolo sui circoli del Pd romano. Nient’altro. Nessun racconto. Nessuna parola spesa.

E ancora niente. Nona, decima, undicesima, dodicesima… insomma: arrivo fino alla sessantaquattresima (l’ultima) e l’unico riferimento al Pride è una foto di Ignazio Marino a pagina

Passiamo alla prima pagina del 14 Giugno de la Stampa: anche qui, nessun accenno al Gay Pride. Duecentocinquantamila persone che rivendicano i propri diritti non meritano alcun titolo. A meritarlo, però, in alto a sinistra, vi è un cataclisma che interroga ogni giorno la vita di tutti noi: il terzo caso di uccelli che si schiantano contro gli aerei.

Meno creativo rispetto agli uccelli de la Stampa è il Messaggero, quotidiano di Roma, che si è comunque guadagnato un meritato accenno. Prima di controllare, mi sono detto: vuoi che il principale quotidiano della Capitale non dedichi uno spazio in prima pagina a duecentocinquamila persone che manifestano a Roma? E invece nulla, nemmeno qui: gay, lesbiche, trans e i tanti eterosessuali che hanno manifestato il giorno prima non sono mai esistiti. Ma, sempre in alto a sinistra, vi è un titolo che cattura la mia attenzione: “Quando i tradimenti fanno bene al matrimonio”. Che forse sarebbe stato più adatto come approfondimento del Family Day.

Family Day che, al contrario, occupa uno spazio centrale su tutti i quotidiani: su la Repubblica è di fatto il titolo principale, con tanto di foto dei manifestanti che sorreggono il cartello «qui per amore dei nostri figli» e approfondimento interno di quattro pagine. Su la Stampa occupa il taglio medio con il titolo In piazza contro le nozze gay e la stessa immagine di Repubblica. Scelta simile per il Messaggero e il Corriere. Persino il principale telegiornale italiano, ossia il TG1, dimenticando di essere un servizio pubblico e che il canone Rai lo pagano anche gay, lesbiche e trans, ha dedicato più di sei minuti ad una manifestazione contro i diritti civili non riportando una sola parola degli esponenti LGBT.

I media creano opinione, influenzano il dibattito e il suo andamento, generano consenso, formano leadership: si pensi allo spazio riservato a Salvini che, malgrado bazzichi ininterrottamente dal 2004 in questa o quella posizione di potere (tre volte parlamentare europeo, una volta deputato, una volta consigliere comunale di Milano; non male per chi ha appena 42 anni), sembra sia piovuto ieri da Marte a portare le soluzioni su tutto, diventando il leader (mediatico, se non altro) del centrodestra. O si pensi, ancora, ai dibattiti sui diritti civili in cui vengono sistematicamente invitati i preti, legittimando l’idea che si debba chiedere il permesso a loro per ottenere qualsivoglia avanzamento nei diritti civili.

Sarò strano io, ma continuo a credere che delle persone (per di più senza diritti) valgano più del riso Carnaroli e degli uccelli che si schiantano contro gli aerei.

Pasquale Videtta


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