BOTTONI [1]

sabato 20 giugno 2015

care famiglie, noi gay non mettiamo in pericolo i vostri figli

Cari partecipanti al Family Day,

Ho strappato almeno quattro versioni di questa lettera: per me è molto complicato pensare che qualcuno voglia difendere i propri figli da me e dalla mia compagna e dalle tante persone che compongono la comunità omosessuale italiana, alcuni delle quali hanno figli che frequentano già asili e scuole accanto ai vostri.

In questi giorni tanti nostri amici genitori hanno ricevuto sui vari gruppi whatsapp e mailing list un messaggio che li ha gettati nel panico. Ho letto anche io questo messaggio e mi ha ferito profondamente. Ha ferito profondamente per fortuna tantissime persone che da giorni non fanno altro che rispondere e cercare di spiegare che non esiste una lobby gay che sta tentando di corrompere i bambini o di imporre un'inesistente ideologia gender. Mi ha ferito perché la questione omosessuale e il testo sulle unioni civili in discussione al Senato non c'entrano nulla con il contenuto di quel messaggio. Nessuno di noi vuole insegnare ai bambini di quattro anni le cose irripetibili che sono state scritte e nessuno di noi va in giro nelle scuole a dire che non ci sono differenze biologiche tra maschi e femmine. Ci sono eccome le differenze. La questione di genere non è altro che desiderare che tutte le bambine del mondo possano scegliere non se mettersi o no una gonna rosa, ma se con quella bellissima gonna rosa possono arrivare nello spazio come il capitano Cristoforetti oppure fare le mamme appagate di 4 figli sapendo di averlo scelto tra migliaia di altre possibilità, le stesse che hanno i maschietti. L'unica cosa che riteniamo sacrosanta è raccontare ai ragazzi, nel momento giusto, che essere gay non è un problema, non è una malattia e quindi nessuno deve discriminarlo e lui non si dovrà buttare giù da un palazzo perché nessuno gli ha mai raccontato che non ha niente di sbagliato. Nessuno vuole fare diventare omosessuali i vostri figli perché l'omosessualità come l'eterosessualità non è una scelta e non è una malattia.

Mi intestardisco a comprendere le vostre ragioni, il motivo per cui io e la mia compagna possiamo mettere in pericolo i vostri figli. Non riesco a trovarlo. Una legge che riconosca le nostre famiglie non toglierà qualcosa a voi né imporrà il nostro modello di famiglia: semplicemente ci consentirà di prenderci delle responsabilità nei confronti della persona che amiamo e tutelerà i nostri figli. Questa legge ci consentirà in sostanza di assumerci dei doveri davanti allo Stato. Come vedete anche noi difendiamo i nostri figli e vogliamo proteggerli garantendo loro una stabilità non solo affettiva, ma anche giuridica.


Però una cosa ve la voglio dire. Io vorrei difendere tutti i figli dalla mancanza di asili nido, dal traffico delle città, dalla mancanza di verde e di servizi, dalla crisi economica che molto spesso si abbatte sul tempo che riusciamo a trascorrere accanto ai nostri cari. Vorrei difenderli da quella parte di politica che si è arricchita tagliando soldi al welfare, sperare per loro un mondo dove non ci siano code in ospedale per fare una risonanza e dove i loro nonni non siano un peso quando invecchiano e non camminano o si ammalano. Vorrei difendere i nostri figli dal fatto che fare un figlio in Italia è ancora un'impresa eroica perché significa il più delle volte  fare una scelta drastica tra la propria professione e la genitorialità. Vorrei difenderli da tutto questo e non vorrei mai difenderli da voi. Abbiamo tante cose da difendere insieme, non siamo noi il vostro nemico.

Cristiana Alicata


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