BOTTONI [1]

giovedì 25 giugno 2015

attivista lgbt ? lo stai facendo nel modo sbagliato

Il Family Day oltre ad aver scatenato le ire del Signore che sui pro “famiglia naturale” ha riversato un vero e proprio nubifragio, ha tirato fuori anche il peggio dell’attivismo LGBT. I diritti di numerose famiglie che ancor oggi restano escluse da ogni tutela per via di una lacuna normativa, sono stati ridicolizzati da una vera e propria gara alla ricerca del luogo comune. È un grosso errore pensare di difendere il diritto all’amore e alla famiglia proponendo costantemente l’immagine di famiglie eterogenitoriali disastrate, di mariti che picchiano le mogli, o di personaggi pubblici divorziati e risposati. Da chi vuole lottare contro ogni genere di discriminazione e a questo punto anche di stereotipo, ci si aspetta di più! Affrontare il tema delle unioni civili e dei suoi annessi e connessi impone di partire prima di tutto da un dato oggettivo ricavabile dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale. Più volte infatti la Consulta ha sollecitato il Parlamento a colmare una volta per tutte il divario, di diritti e doveri, tra coppie coniugate e coppie di fatto, ivi comprese quelle omosessuali. Partire dalle parole di un organo che ha l’onere e l’onore di garantire l’applicazione dei principi costituzionali nel nostro Paese, permette di annientare i dubbi di chi, laico, si chiede ancora se sia giusto o meno riconoscere un’unione tra persone dello stesso sesso. Siccome in tutto questo, non possiamo nemmeno ricordarci di far parte dell’Unione Europea solo quando c’è da criticarla, abbiamo il compito di ricordare a tutti che anche la Corte di Strasburgo con varie giurisprudenze ha riconosciuto il diritto di scegliere liberamente come condurre la propria vita privata e familiare. Cercare di far passare questi messaggi ricorrendo all’immagine di Adinolfi sposato a Las Vegas non può che porci sullo stesso piano di chi vede gli omosessuali come donne mancate avvolte nei boa. Oltre al dato normativo incontrovertibile, è necessario poi far conoscere il più possibile le storie delle numerose famiglie omogenitoriali che esistono da tempo nel nostro Paese. Storie fatte di quotidianità, dove non mancano i litigi, dove non necessariamente si fa colazione tutti insieme sorridenti al mattino, dove papà Matteo deve andare di corsa al lavoro mentre papà Giovanni veste il piccolo Tommaso, insomma storie del tutto ordinarie. Naturalmente tutto questo non può filare se, assieme alla risposta normativa che deve provenire dal Parlamento ed assieme al contributo informativo diffuso dagli attivisti dei diritti umani, non subentra anche un percorso socio-culturale serrato. Posto che il vero sviluppo culturale deve partire dalle nuove generazione, quindi dalle scuole, a questo punto diventa fondamentale far chiarezza sulla tanto demonizzata “teoria del gender”. Intorno a questo tema la confusione e la disinformazione l’hanno fatta da padrona, e flebile è stata la voce di chi, invece, aveva il compito di far capire di cosa si stesse parlando. Non esiste alcuna intenzione di educare alla omosessualità, anche perché sarebbe impossibile essendo un naturale modo d’essere, così come non c’è la volontà di voler trasformare i bambini in premature macchine del sesso come qualcuno ha temuto. L’educazione alle differenze, che è il modo più corretto per chiamare ciò che erroneamente è stata definita teoria del gender, ha il non semplice ma fondamentale compito di sviluppare la libera espressione della propria personalità per imparare a rispettare anche quella altrui. Iniziare fin da piccoli ad educare i cittadini del domani al rispetto dell’altrui persona e delle sue libertà non ha quindi nulla di terrificante. Inoltre è essenziale capire che questo metodo educativo non ha nulla di sperimentale, molte scuole della Capitale infatti hanno già partecipato al progetto “La scuola fa la differenza” che aveva appunto l’obiettivo di promuovere l’educazione alle differenze tra donna e uomo e lo sviluppo della libera espressione della personalità. L’aver insegnato a guardare l’altro con rispetto e senza pregiudizio di certo non ha aumentato la percentuale di omosessualità nelle scuole ma sicuramente ha aumentato la possibilità di avere una società meno chiusa e più consapevole di se.

Siamo in una fase cruciale, il dl Cirinnà sulle unioni civili sta per approdare in Parlamento, ora più che mai diventa fondamentale abbandonare il tifo da arena e cercare, come ho detto, di affrontare nel merito dubbi ed incertezze di chi ancora non comprende che, quando parliamo di diritti per le coppie dello stesso sesso, stiamo in realtà parlando di diritti umani.

Luca Forcini

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