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sabato 6 giugno 2015

adozioni gay : il futuro che vorremmo è già presente

"Ecco la coppia più bella del Quadraro". Sì, proprio così ci hanno apostrofato alcune giovani donne mentre passavamo vicino ai giardinetti sotto casa. Era una giornata tiepida e primaverile, di quelle che quando siamo a Dublino ce le sogniamo, tornavamo dalla spesa e - sì, è andata proprio così - per qualcuno siamo la più bella coppia del Quadraro. Ok, dove viviamo è praticamente un piccolo paese dentro Roma, ci conosciamo di vista tutti e tutti sanno chi siamo.

Le salutiamo con la mano e un sorriso sincero, saranno circa cinque o sei che - approfittando del tempo - hanno portato i bambini a giocare. "Ma voi quando fate un figlio?" ci dice una di loro e ce lo dice senza dileggio, ce lo sta chiedendo sul serio. A quel punto ci fermiamo, i bambini si rincorrono, chi sale sullo scivolo, chi si fa spingere su l'altalena, mentre rispondo ironico: "Guarda, ci proviamo in tutte le posizioni, ma proprio né io né Edu restiamo incinta". Tra le risate un'altra ci dice: "Dai, avete capito... ma voi che vivete sopratutto all'estero, non potete adottarli?".

A quel punto sono io che le faccio una domanda: "Ma allora con 'sta storia che un bambino ah bisogno di un papà e di una mamma come la mettiamo?". "Alessa', lo sai meglio di noi che un ragazzino ha bisogno di essere amato e seguito da persone pazienti, c'è il mio che con il padre proprio non si prende e certe volte mi dice 'mamma cambiamo papà'? Come vedi non centra niente essere gay".

Edu, fatalista, sospira un:"Appena sarà possibile faremo richiesta e poi vedremo che succede, certo i soldi per la gestazione di sostegno, non ce l'abbiamo". Scherzando una di loro aggiunge: "Be' al limite, ci organizziamo tra noi, una cenetta e poi vediamo quello che esce fuori, dai pure se non vi piacciono le donne, per una giusta causa uno si sacrifica". Le guardavamo, erano belle, bellissime, acute, vere e sorridenti, proprio le persone ideali con cui far crescere i bambini. Forse era impensabile qualche anno fa sentire delle mamme parlare così serenamente della omogenitorialità.

Una di loro mentre ci allontaniamo, ci dice: "Sentite, io c'ho la figlia di quindici anni che probabilmente è lesbica, lo sai, un genitore lo capisce. Vi posso chiamare per qualche consiglio?". Ma che stava succedendo? Tutto era perfetto e non ci trovavamo in Svezia o in Olanda, ma a Roma, nel nostro sorprendente e bohémien villaggio. "Certo!" le risposi mentre ci allontanavamo. Salutandoci qualcuna ci tirò un bacio con la mano, poi ripresero a chiacchierare, i bambini continuavano a rincorrersi e a spingersi sull'altalena. Mentre Edu prendeva la mia mano e la stringeva nella sua.

Ale e Edu

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