BOTTONI [1]

mercoledì 27 maggio 2015

dopo la vittoria dell'Irlanda, tutti sul carro dell'uguaglianza

La vittoria del sì nel referendum Irlandese arriva forse in un momento scomodo in Italia, ad una settimana dalle elezioni regionali che già fanno tremare i principali partiti. Ciononostante, a destra e a manca partono annunci e promesse in merito ai diritti LGBT. Insomma, tutti vogliono salire sul carro dell'uguaglianza, forse sperando in una spinta last-minute al proprio candidato regionale.

Che l'Italia fosse il fanalino di coda dell'Europa occidentale in quanto a diritti LGBT era ben noto prima del voto in Irlanda. Infatti, le unioni civili in Irlanda erano già aperte a coppie omosessuali. Mentre il nostro parlamento litiga sul reato di omofobia (e le sentinelle in piedi reclamano il loro sacrosanto diritto di usare qualsivoglia appellativo nei confronti degli omosessuali), la cattolicissima Irlanda fa un salto da gigante e riconosce l'uguaglianza di tutti i cittadini, gay o etero, di fronte all'istituto del matrimonio. Senza passare per il Lussemburgo, che non abbiamo tempo.

Le prime dichiarazioni in merito sembrano andare tutte in una precisa direzione: le unioni civili sul modello tedesco. Subito quasi smentite da chi afferma che non è una questione di diritti ma di coperture finanziarie (la legge prevede la reversibilità della pensione, tra gli altri benefici) o che il modello italiano non prevederà la possibilità di adottare il figlio naturale del partner. Naturalmente è già un gran passo avanti nel rispetto dei diritti di un'importante parte della popolazione, che al momento vive all'ombra della legalità.

Ma non è abbastanza: prima di tutto, è inimmaginabile dover affrontare un argomento cosi delicato come quello dei diritti senza andare fino in fondo con il riconoscimento dell'uguaglianza. Ci vuole coraggio e determinazione per superare questo vuoto legislativo in maniera definitiva e non a puntate. L'intenzione velata della politica è di concedere una piccola vittoria in termini di diritti per archiviare l'argomento per almeno i prossimi anni. Quanto ancora si dovrà aspettare, in futuro, per riaprire la discussione su una vera uguaglianza per tutte le coppie? In secondo luogo, il modello delle unioni civili non supera affatto la disuguaglianza. Anzi, garantire solo le unioni civili alle coppie LGBT significa, di fatto, istituzionalizzare una discriminazione già evidente nella nostra società, rendendo tutti color che s'identificano come LGBT, di fatto, cittadini di serie B con diritti di serie B.


L'unica strada per archiviare la discussione in maniera definitiva è di slegare l'istituto del matrimonio da una matrice cattolica che non può e non deve trovare spazio in un sedicente paese laico. Come ha giustamente scritto Ayn Rand, la funzione politica dei diritti è proprio quella di proteggere le minoranze contro l'oppressione da parte della maggioranza. Riusciranno i nostri politici a superare la logica del consenso elettorale e portare un vento di cambiamento nella società Italiana?

Valerio Miglulo


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