BOTTONI [1]

mercoledì 8 aprile 2015

contro la violenza e il razzismo nel calcio fermiamo i campionati in tutto il mondo

Il pullman del Fenerbahçe preso a fucilate dopo una trasferta con il Rizesport, l'autista ferito al volto, una strage evitate per mera casualità. Ultrà turchi senza pietà. Così il ministro dello sport Alif Cagatai Kilis ha deciso di sospendere il campionato per sette giorni. In Italia, come al solito, non ci facciamo mancare niente. Addirittura genitori che, in un torneo Esordienti, fischiano i giovani giocatori di colore.

Per non parlare degli "Infami", la giusta definizione di Gianni Mura, in un duro editoriale su "Repubblica" di domenica scorsa, ovvero quegli individui che, nella Curva Sud dell'Olimpico, durante Roma-Napoli, hanno esibito degli striscioni con Antonella Leandri, la madre di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo morto dopo una lunga agonia proprio nella Capitale prima dell'ultima finale di Coppa Italia. In ritardo, le scuse della società romanista e del presidente James Pallotta. Un comunicato scarno, confuso, che non va al fondo della questione, che non prende una netta posizione. Il calcio italiano non può limitarsi allo sdegno di facciata, come avviene anche in politica: deve prendere provvedimenti, immediati e duri. Non è più tempo di parole, o di lievi punizioni. Di ammende. Da noi, ogni occasione è buona per dare sfogo agli istinti più bassi, alla violenza e all'intolleranza: dai tifosi che "chiamano" a processo i calciatori sotto la curva, umiliandoli prima come uomini e dopo come professionisti, ai campi di periferia che sono diventati far west.

Ma la Turchia (e ancora prima la Grecia) ci dice che il fenomeno è globale. Che il football è ormai diventato palestra di odio. Bisogna intervenire, dunque, non soltanto in campo nazionale, ma internazionale. Cominciando, ad esempio, con il fermare in tutto il mondo i campionati. Un gesto simbolico, forte, da trasformare in un momento di riflessione, stabilendo, una volta per sempre, delle regole universali da rispettare, con i colpevoli di atti violenza, sotto qualsiasi forma, da punire in maniera esemplare. Con i club coinvolti: così in molti finiranno di chiudere gli occhi davanti alle malefatte dei capi delle curve.


Soprattutto, ci attendiamo una presa di posizione da parte degli ultrà che ancora vedono il calcio come una passione. Ce ne sono, eccome. In caso contrario, il breriano gioco più bello del pianeta rischierà di scomparire, tra stadi deserti e rischi elevati per la sopravvivenza delle pay tv. Anche i giornalisti dovranno far la loro parte, riportando la discussione calcistico sui binari dell'educazione e dell'approfondimento, recuperando, se possibile, una narrazione, la voglia di raccontare, di essere, di nuovo, "bracconieri di tipi e personaggi". La maggioranza degli appassionati non merita di perdere questa partita contro un pugno di beceri e violenti. Il pallone deve continuare a essere, per molti, "l'infanzia ripresa per mano".

Darwin Pastorin

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