BOTTONI [1]

BOTTONI [2]

venerdì 17 aprile 2015

" chi controlla il nostro corpo? difendiamo diritti sessuali e riproduttivi "; la campagna Amnesty International

Chi controlla il nostro corpo? Chi decide quanto liberamente possiamo disporne? Siamo certi di essere tutti proprietari di questo diritto? Le risposte a tali domande si declinano in maniera diversa a seconda del paese dal quale proveniamo.


In 76 stati al mondo i comportamenti omosessuali sono illegali. Oltre 14 milioni di ragazze adolescenti partoriscono ogni anno in seguito a rapporti sessuali forzati e a gravidanza non desiderate. 24 paesi europei richiedono alle persone transgender di essere sterilizzate prima di riconoscere legalmente il loro genere.

Rende noti questi dati Amnesty International, nel dare il via alla campagna globale “My Body My Rights”, lanciata allo scopo di porre fine al controllo nei confronti della sessualità e della vita riproduttiva delle persone da parte di governi e autorità. Per dare a tutti il diritto di vivere in paesi in cui condizioni, che dovrebbero essere affidate alla scelta, non vengano imposte, trovando nelle donne le principali vittime: gravidanze forzate, aborti forzati, sterilizzazioni forzate, matrimoni forzati.

Queste situazioni si presentano frequentemente soprattutto in Africa. Veniva dal Marocco anche Amina Filali, una ragazza di 16 anni costretta a sposare il suo stupratore, perché nel pese vigeva una legge in base alla quale il responsabile di una violenza sessuale può evitare il carcere se sposa la propria vittima.

Obbligata anche dai suoi genitori, per evitare che il disonore le macchiasse la reputazione, Amina accetta il matrimonio con il suo carnefice. Picchiata dal marito e accusata dai suoceri di essere una prostituta e aver indotto il figlio allo stupro, Amina vive in queste condizioni sino a quando un giorno non decide di suicidarsi, ingerendo veleno per topi.

La sua storia, il suo gesto, hanno generato indignazione e dimostrazioni in tutto il paese. Si dice non sia morta invano, dal momento che il movimento generatosi dopo la sua morte ha portato il Parlamento marocchino all'adozione di una proposta per eliminare il paragrafo del codice penale in base al quale il responsabile di uno stupro può evitare il carcere se sposa la sua vittima.

A distanza di tre anni dall’accaduto Amnesty porta avanti una campagna sulla tutela dei diritti del corpo anche a suo nome, perché nuovi casi, simili al suo, possano un giorno non accadere più, facendo sì, tra l'altro, che in determinati paesi venga meno la tutela dei governi nei confronti degli aguzzini e si sposti sulle vittime.

L’appello infatti si rivolge proprio alle autorità, chiedendo a queste di rispettare alcuni principi: smettere di usare il diritto penale per controllare la sessualità delle persone e la riproduzione; garantire alle persone il potere di prendere le proprie decisioni sul proprio corpo e di vivere la vita senza interferenze da parte di altri; vietare ogni forma di discriminazione e violenza; garantire servizi, educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva a costi sostenibili e di qualità.

Silvia Renda

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO