BOTTONI [1]

venerdì 9 gennaio 2015

attentato alla redazione di " Charlie Hebdo ", Fulvio Abbate : “ piango il mio amico Wolinski, comunista erotico. io farei satira su tutto ”

Se l’attacco a Charlie Hebdo ha colpito tutti, chi ha avuto modo di conoscere alcuni degli assassinati è stato toccato in maniera ancor più drammatica da quei tragici fatti. È il caso dello scrittore Fulvio Abbate, amico di Georges Wolinski, colpito a morte dagli spari del commando assassino: “Era un grande artista, amava le donne, i sigari e la politica. Ha disegnato il logo del mio movimento, ‘Situazionismo e libertà’. Avrebbe meritato il Nobel”. E sui limiti alla libertà di satira spiega: “Non ci sono limiti, si può ridere anche degli handicappati o delle femministe, come faceva Charlie Hebdo. E pure dell’Olocausto, come ha fatto il comico censurato Dieudonné”.


Abbate, cosa pensa dei dibattiti sui limiti della libertà di satira di cui si sta discutendo in seguito all’attacco di Charlie Hebdo?

«Si dice che certa satira non ha buon gusto… Ma quando mai la satira ha avuto buon gusto? Solo la satira di regime dell’Urss era così. La satira ha l’obbligo di pisciare in testa a chiunque».

Eppure molti elogiatori dello spirito libertario di Charlie Hebdo non ci sono andati giù teneri con Dieudonné, il comico che fa battute molto feroci sugli ebrei e l’Olocausto e che è stato duramente censurato…

«Io credo che la censura sia sempre inaccettabile. E ho ritenuto sbagliata la censura per Dieudonné e quel suo saluto, la quenelle… Allora dovremmo censurare anche i rapper americani, che sono spesso antisemiti».

Che satira è quella di Charlie Hebdo?

«Charlie Hebdo è stato, a partire dalla sua nascita, uno dei momenti più alti della satira europea. Una satira che non guarda in faccia a nessuno. Charlie Hebdo ci ha insegnato che si può ridere di tutto: delle religioni, degli handicappati, delle femministe…».

Conosceva i vignettisti uccisi nella redazione di Charlie Hebdo?situazionsimo

«Certo. Georges Wolinski aveva disegnato il logo per il mio movimento di agitazione politica e poetica, “Situazionismo e libertà”, il cui motto è “Abbasso la realtà”. Il logo ritrae una donna che si sta togliendo la maglietta e urla “Avanti Fulvio!”».

Che tipo di artista era Wolinski?

«In Italia lo abbiamo conosciuto grazie a Linus, su cui aveva una rubrica, in cui si esprimeva con un gusto poetico e politico straordinario. Esprimeva un po’ il gusto del ’68 francese. E infatti le sue prime vignette erano uscite su Action, un foglio del maggio francese».

Più che un semplice vignettista, insomma…

«Certo. L’idea di ridurlo alla sola ragione satirica è riduttiva. È stato un grande elzevirista attraverso la matita, ha raccontato importanti spezzoni di storia, come il gollismo. Il Generale definì il ’68 “chienlit”, “diarrea”. Wolinski ribaltò l’accusa con una vignetta famosa in cui scriveva “Chienlit c’est lui”».

Che ricordo ha dell’uomo, invece?


«Era una persona amabile, disponibile, un grande amante della vita, con un grande piacere per i sigari Havana e per le donne, che ritraeva in modo orgiastico. I suoi due grandi amori erano proprio le donne e la politica. È stato il vignettista de L’Humanité, l’organo del Partito comunista francese, a cui collaborava sempre mantenendo questa sua cifra erotica, dionisiaca. Il suo era un comunismo erotico. Ci ha dato gioia, la gioia della rivolta e del piacere erotico. Io gli consegnai il “Premio Durruti”, ma avrebbe meritato il Nobel».

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