BOTTONI [1]

venerdì 17 ottobre 2014

Mariella Gramaglia, l’impegno e l’amore per le donne

L’ultimo libro –Fra me e te – Mariella Gramaglia lo ha scritto nel 2013 insieme con la figlia Maddalena Vianello. È un dialogo epistolare lungo più di un anno e che prende il via dopo la grande manifestazione di Se non ora quando? del 13 febbraio 2011 dove lei non può andare perché già malata. Ma la figlia partecipa, anche al posto suo, alla ricerca di quella libertà femminile minacciata soprat­tutto nell’ultimo decennio berlusconiano.

Madre e figlia scelgono i tempi lenti della scrittura per interrogarsi sulla propria storia privata e su quella italiana. Parole e pensieri che corrono tra una madre, presente giovanissima nei primi anni Settanta nel movimento femminista, che ascolta e ribatte ai rimproveri della figlia, determinata e tenera. Maddalena si infuria con il precariato che sfigura un’intera gene­ra­zione e spesso costringe le donne sotto i 40 anni a negarsi la maternità.

Come è pos­si­bile, mamma? Mi avevi pro­messo un giar­dino di rose e invece voi fem­mi­ni­ste ci avete lasciato a mezza via, sole, incalza la figlia. Mariella Gra­ma­glia in parte le dà ragione, in parte le ricorda che quando era ragazza impe­rava il delitto d’onore in un paese in cui alle donne non era nean­che con­sen­tito fare le magi­strate e che di libertà fem­mi­nile non aveva mai sen­tito par­lare prima del femminismo.

Par­lare di Mariella sul manifesto nel giorno in cui ci ha lasciato, vuol dire cer­care di fis­sare almeno un primo ricordo sul quo­ti­diano in cui lei ha esor­dito gio­va­nis­sima con la pas­sione poli­tica e l’onestà intel­let­tuale che fino all’ultimo giorno della sua vita l’ha spinta a leg­gere i gior­nali, poi a ascol­tare chi glieli leg­geva incal­zan­dolo con domande e dubbi, a seguire le noti­zie alla radio e in tv, a discu­tere sull’articolo 18, a par­teg­giare per le sol­date kurde. Diceva di sé, se glielo chie­de­vano, di essere una fem­mi­ni­sta e una libe­rale di sini­stra. Non pre­di­li­geva le eti­chette, ma le pia­ceva rac­con­tare quanto aveva amato il pro­prio lavoro al comune di Roma diri­gente, al fianco di Rutelli e poi asses­sore, con Veltroni.

Nel 1987 era stata eletta al Par­la­mento ita­liano nella sini­stra indi­pen­dente, per poi, subito dopo, misu­rarsi col governo locale. Nel 2007, la scelta di andare in India, per il timore di non tro­vare più nel lavoro poli­tico l’entusiasmo pro­vato per anni. Lo rac­con­tava lei stessa sul blog: «Comin­cia una nuova sto­ria. Vado in India, ad Ahme­da­bad, Guja­rat, a col­la­bo­rare con Sewa, un impor­tante sin­da­cato auto­nomo di donne, su inca­rico di Pro­getto Svi­luppo e della Cgil». Sewa (SelfEmployed Woman Asso­cia­tion) la con­qui­sta com­ple­ta­mente, quelle donne pove­ris­sime e fiere, la vec­chia lea­der Ela Bhat, libera e corag­giosa. Ne scri­verà in Indiana. Nel cuore della demo­cra­zia più com­pli­cata del mondo (2008), un libro che è repor­tage e nar­ra­zione del paese in cui Mariella è andata a cer­care nuovi «ban­doli per capire il mondo» e, ancora una volta, «nuovi occhiali» come scrive nell’introduzione.

Ritrova, come prio­ri­ta­rio, l’impegno e l’amore per il mondo delle donne. Non lo aveva mai perso, nel suo blog aveva scritto che dopo infan­zia e gio­vi­nezza tra Ivrea e Torino era arri­vata ven­tenne a Roma, appena lau­reata. E nella capi­tale incon­tra «il fem­mi­ni­smo, la grande sco­perta della mia vita: quando i cuori delle donne hanno comin­ciato a can­tare solo quando ne ave­vano voglia loro». Dal 2007 dun­que con la finezza intel­let­tuale e la forza di sem­pre, mal­grado la malat­tia, si immerge nei diversi volti che ha assunto il fem­mi­ni­smo. È redat­trice del maga­zine on lineInGe­nere, uno sguardo fem­mi­nile sull’economia e non solo, è redat­trice della rivi­sta car­ta­cea Leg­gen­da­ria, let­te­ra­tura e poli­tica delle donne, fre­quenta Snoq, vuole capire, dare una mano, se possibile.

Non c’è libro sul movi­mento fem­mi­ni­sta ita­liano uscito negli ultimi due decenni che non con­tenga un rife­ri­mento a Mariella Gra­ma­glia, a un suo sag­gio dei primi anni Ottanta quando era nella reda­zione di Memo­ria, rivi­sta di storia delle donne, nata da un gruppo di stu­diose di diverse disci­pline o a un arti­colo di que­sto stesso quo­ti­diano, il mani­fe­sto, in cui già nel ’71 sol­le­cita la sini­stra a mutare il pro­prio sguardo sulle donne. O ancora a quando scri­veva da diret­trice di Noi donne o alla Rai inven­tava negli anni set­tanta e Ottanta, con altre gior­na­li­ste, tra­smis­sioni per rac­con­tare i muta­menti del mondo delle donne.

E vor­rei con­clu­dere ricor­dando quanto ha amato il marito Nando Via­nello, scom­parso quat­tro anni fa e quel che scri­veva dei suoi figli di recente, per­ché credo le avrebbe fatto pia­cere. «Madda­lena e Michele sono oggi due adulti, con dei bei sor­risi e due teste piene di idee».

Silvia Neonato

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