BOTTONI [1]

venerdì 3 ottobre 2014

la grande illusione [ Pascale e dintorni ]

Sulla questione Pascale – al di là dei deliri di qualche giornalista che ancora non ha ben recepito la differenza tra comunità LGBT e associazioni, ma questo se vogliamo è ulteriore indice della decadenza della nostra cultura, che passa evidentemente anche per la sua inadeguatezza lessicale e semantica – su questa questione, dicevo, sento opinioni nutrite da molta buona fede e da una certa speranza che le cose cambino.

Credo che ci sia un errore di fondo, sulla valutazione delle aperture di certi personaggi collocati a destra del nostro panorama politico: considerare il nostro sistema come “normale”, cioè come potrebbe esserlo in Germania o in Regno Unito, per intenderci. E non vedere che abbiamo due grandi partiti basati sulla personalizzazione di un’identità singola e singolare (e questa è Forza Italia) e sullo snaturamento di un’identità politica nel tentativo di imitazione dell’avversario (e questo è il Pd).

Abbiamo una pseudo-sinistra che fa le veci della destra e una destra che fa gli interessi di uno solo. Poi c’è la protesta, ma non è questa la sede per affrontare un’analisi sul grillismo. In questo corto circuito sociale e politico insieme, i diritti delle persone LGBT rimangono ora lettera morta, ora diventano parte di un grande gioco delle parti. E nulla più.

In altre parole: che la destra apra ai diritti civili è sinonimo di progresso sociale, nessuno lo discute. Ma la nostra destra si è aperta al dibattito e al dialogo? Tra Meloni, Ncd, Biancofiore – che stanno in parlamento – e Pascale, che fa da first lady “senza feudo”, chi è più rappresentativo di una proposta politica? Chi pigia il bottone in parlamento, in buona sintesi?

Prima di avventurarsi in grandi illusioni e relative delusioni, i fautori e le fautrici del nuovo corso dovrebbero porsi questo tipo di domanda. E operare affinché sia destra sia pseudo-sinistra operino affinché il gioco delle parti sui diritti civili divenga proposta politica concreta e realizzabile.


Dario Accolla


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