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lunedì 16 giugno 2014

unioni gay, Aurelio Mancuso . " Renzi può entrare nella storia, se manterrà la promessa "

A settembre del 2005 il candidato al governo Romano Prodi scrisse alle associazioni lgbt italiane per confermare il suo impegno di approvare, una volta vinte le elezioni, i Pacs. Poi il centro sinistra, la famigerata Unione, scelse di scrivere sul programma una formulazione astrusa aperta a ogni interpretazione. Dopo l'esile vittoria passarono mesi di promesse, arretramenti, manifestazioni di protesta fino a giungere nel gennaio 2007 a delegare le ministre Rosy Bindi e Barbara Pollastrini a scrivere una legge che potesse avere il sostegno di tutta la maggioranza. Nonostante la strenua resistenza della Pollastrini, il testo di basso compromesso fu battezzato Dico e conteneva pochi diritti e alcune evidenti offese al buon senso. Falliti i Dico, spuntò al Senato l'ipotesi di un progetto parlamentare proposto da Cesare Salvi dal titolo CUS.

Nel 2008 l'Unione crollò, rivinse Berlusconi, e quello schiaffo brucia ancora sulla faccia di milioni di persone lgbt italiane. Ho fatto questa lunga premessa, perché è bene ricordare com'è andata in passato (nel 1994 Occhetto non volle nemmeno discuterne, nel 1996 si chiese di non farne oggetto di programma, e così via) per leggere con prudenza il presente. Ora in campo c'è la proposta del presidente del Consiglio e segretario del PD Matteo Renzi.

Un'idea già scritta nel programma delle Primarie, rilanciata all'atto di insediarsi al governo e ora posta come promessa dell'autunno. A mio avviso bisogna affrontare la questione con praticità e serietà. La Corte Costituzionale per due volte, nel 2010 e pochi giorni fa, con motivazioni ritenute da moltissimi studiosi arretrate e provenienti da una mentalità chiusa ai mutamenti internazionali, in special modo in Europa, ha ripetuto che il matrimonio è un istituto cui possono accedere solamente le coppie eterosessuali.

La richiesta del matrimonio egualitario deve continuare a essere in campo e sostenuta, allo stesso tempo le migliaia di coppie omosessuali che quotidianamente subiscono odiose discriminazioni non possono attendere chissà quanti anni che la Consulta si decida a entrare nel secondo millennio. Abbiamo bisogno subito di una legge, di un buon articolato che contempli diritti e doveri come quelli previsti nel matrimonio. L'istituto equipollente non elimina la discriminazione di non essere ritenuti eguali, ma sostanzia una legislazione che rende la vita delle coppie finalmente serena. Matteo Renzi è chiamato alla prova dei fatti, e sarebbe bene interpretare la proposta non come governativa, ma del Partito Democratico, aperta al contributo e sostegno di tutte le forze politiche disponibili, ad iniziare da Sel e Movimento 5 Stelle.

Le riforme civili sono sempre state approvate da schieramenti trasversali, altrimenti accade come la legge sull'omofobia approvata alla Camera e incagliata al Senato, frutto di un compromesso di maggioranza, che non piace a nessuno. Per questo l'inclusione delle tutele per i bambini nati nelle famiglie omogenitoriali e la scrittura di un articolato che renda paritarie le condizioni assistenziali, mutualistiche, previdenziali, ereditarie tra coppie gay e quelle etero, ha bisogno di un sostegno parlamentare ampio.

Se ciò accadrà, Renzi può entrare di diritto nella storia, perché la portata dell'approvazione di un testo per il riconoscimento giuridico delle coppie gay sarebbe enorme. In ultimo, da come si evince, rimarrebbe fuori dalla legge la possibilità di adozione di minori. La sfida che bisogna proporre non è un'ideologica rivendicazione di parità, ma l'apertura di un dibattito serio sull'attuale legge sulle adozioni, che sconta, nonostante alcuni ritocchi, l'inefficacia causata da normative complicate e sfiducianti, che rendono la volontà di adottare un bambino, un calvario.

È una discussione da farsi non partendo dalla giusta richiesta da parte delle persone omosessuali di poter accedere alle adozioni, ma dalla necessità di mettere in discussione l'intero impianto della legge, con i dati concreti alla mano, con un lavoro istruttorio approfondito delle Commissioni parlamentari competenti, coinvolgendo la ricerca e l'associazionismo. È preminente il diritto dei minori di avere figure genitoriali dedicate certe e messe in condizione di svolgere appieno il proprio compito.


Per questo è urgente tutelare i figli delle famiglie omogenitoriali e poi, aprire una grande riflessione sui diritti concreti dei minori in Italia. Se il PD seguirà questa strada, se finalmente sarà possibile il confronto e dismettere lo scontro, per tutta la società italiana sarà una buona stagione.

Aurelio Mancuso

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