BOTTONI [1]

sabato 19 aprile 2014

tra la scienza e il pregiudizio c’è l’omogenitorialità

In Italia numerosi sono i casi di genitorialità LGBT, mentre esigui e criticati sono i loro diritti. Ma è davvero necessario definire la famiglia per la sua struttura?

Era il 1997 quando la parola “homoparentalité” fu pronunciata per la prima volta. Oggi il termine “omogenitorialità” definisce il legame, di diritto o di fatto, tra uno o più bambini e una coppia o un singolo genitore omosessuale.

Un termine al centro di dibattiti, perennemente scosso da forti assensi e dissensi, ma profondamente analizzato dalla psicologia negli ultimi quarant’anni: il risultato di questi studi è stato, infatti, il fulcro del più grande convegno italiano sull’omogenitorialità, organizzato dalla Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma e coordinato da Roberto Baiocco, psicoterapeuta familiare e ricercatore presso la facoltà dell’università capitolina, oltre che responsabile della consulenza di Sei come sei.

Non conta essere madre o padre, conta essere genitore

Parla Anna Maria Speranza, direttrice della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica de La Sapienza, fugando quel pregiudizio privo di fondamenti scientifici che è ancora troppo limitato da credenze religiose, etiche o morali. “Ritenere che i bambini abbiano bisogno sia di una madre che di un padre vuol dire presumere che donne e uomini siano genitori in maniera differente e cruciale per lo sviluppo. Non è così. Madri e padri sono importanti per i bambini in quanto genitori e non in quanto maschi o femmine. Gli ultimi quarant’anni di ricerche hanno dimostrato che lo sviluppo dei bambini non dipende dalle cosiddette dimensioni “strutturali” della famiglia: dal fatto cioè se i genitori siano divorziati, single, omosessuali o padre o madri biologici, ma dalla qualità della genitorialità. Dalla relazione che c’è tra genitori e bambini, da quella tra i genitori, dalla disponibilità di risorse economiche e sociali”.

Il concetto di famiglia è in continua evoluzione

Oggi migliaia di bambini sono inseriti in quelli che definiremmo nucle familiari “anomali”. Famiglie monogenitoriali, bambini in affido ai nonni, figli di divorziati. L’omogenitorialità rappresenta solo una piccola percentuale di un concetto di famiglia in continua evoluzione e differente da quello tradizionale.

“La famiglia tradizionale è una delle diverse sfaccettature del panorama familiare in Italia; è forse il pezzo un pò più grande del puzzle, ma non per questo l’unica legittima”, spiega il coordinatore Baiocco.

Ogni giorno si è a contatto con milioni di storie, milioni di situazioni diverse e che hanno ben poco di tradizionale. Si riconosce quel modello di famiglia che è nel nostro corredo storico e antropologico, ma si deve riconoscere anche l’evoluzione o la frammentazione di questo modello. È la realtà.

Famiglie tutelate e famiglie non tutelate

Allo stato attuale dei fatti, viene spontanea un’altra distinzione, che non è tra famiglia tradizionale, monoparentale, omogenitoriale e quant’altro. È tra famiglie tutelate e famiglie non tutelate. Per quanto imbarazzante questa definizione sia per la nostra società.

In Italia sono oltre centomila i bambini sotto la tutela di un genitore omosessuale, esposti giuridicamente a tutto, dato l’inaccettabile vuoto legislativo.

Un barlume di speranza si era avuto con la sentenza n.601 depositata l’11 gennaio del 2013, per cui ritenere che un minore, inserito nel contesto di una famiglia incentrata su una coppia omosessuale, possa avere ripercussioni negative non è affatto frutto di certezze scientifiche o dati di esperienza ma di un mero pregiudizio.

Una disposizione criticata dal prelato e tacciata da più esponenti politici di ergersi a “pericoloso precedente”, in contrasto con l’art. 29 della Costituzione secondo cui La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Le scelte dello Stato italiano di non colmare le deficienze giuridiche in materia, sembrano così dettate da pregiudizi religiosi e sociali, incuranti dei risultati sugli effetti dell’omogenitorialità sui figli, unico elemento di cui si dovrebbe avere premura, e curanti, invece, solo di quei dogmi che, sempre più spesso, rivelano l’inadeguatezza della legge italiana. Dogmi che lasceranno il nostro paese sempre un passo indietro rispetto ad un’Europa che si evolve.

Per questo, problemi come quello della tutela dell’omogenitorialità, resteranno sempre lì, nel limbo tra scienza e pregiudizio, un limbo ancora inespugnabile.

“L’amore esula da etichette di genere”

Assodato che l’orientamento sessuale dei genitori non ha alcun tipo di ripercussione sui figli, abbiamo ancora bisogno di definire la famiglia in base alla sua struttura?

No, perché non è questo quello di cui ha bisogno la famiglia. Non servono definizioni o specificazioni. Servono amore incondizionato, cura, protezione. E, se non si chiede troppo, anche diritti.

Anita Casalino

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