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martedì 11 marzo 2014

parità di genere, quote rosa e vestiti rossi

Fra noi donne ci sono idee diverse sulle cosiddette quote rosa. Ma il voto di ieri in Parlamento niente ha a che fare con l'autorevole dibattito sulle strategie migliori per valorizzare le differenze di genere.

In Parlamento ieri è stato scritto uno solo dei numerosi capitoli di una riforma elettorale tesa a consegnare, chiavi in mano, a due soli partiti la rappresentanza e il governo del paese, senza alcun limite o condizione, neanche quelli chiesti dalle loro deputate.

Liste bloccate, niente preferenze, sbarramento alto, grande premio di maggioranza. Ma a questo punto, non farebbero prima a nominarlo da sè, il Parlamento futuro, invece che prenderci in giro e illuderci di poter scegliere, andando a votare?

Il futuro della nostra democrazia è deciso da maggioranza non eletta, con un presidente del consiglio scelto dai votanti alle primarie di un partito, grazie al patto di ferro con un partito guidato da un condannato in via definitiva.

Vanno nella direzione opposta e contraria al parere della Corte Costituzionale, concentrando il potere nelle mani di chi già ce l'ha, erigendo muri e steccati per proteggersi, escludendo qualsiasi elemento di disturbo -inclusi quelli che arrivano dal loro stesso interno.

A questa classe politica, non importa nulla di buttare fuori dalla partecipazione democratica sempre più persone, di alimentare il disgusto per la politica e l'astensione. Sarebbero contenti di vincere anche con il trenta per cento dei votanti, non gliene importa niente di consegnare sempre più persone alla anti-politica e alle sirene della sempre possibile regressione autoritaria.

Qualche settimana fa, Stefano Rodotà ha raccontato in televisione di come, negli anni Settanta, di fronte a una generazione esposta a una deriva anti-istituzionale, il Parlamento scelse con il proporzionale la via dell'inclusione, per facilitare i movimenti a costruire una relazione positiva con la democrazia rappresentativa. Ogni paragone con l'oggi è superfluo.

Intanto, mentre il potere marcia convinto verso un altro obbrobrio di legge elettorale, una lista di società civile indipendente deve raccogliere in un mese centocinquantamila firme per potersi presentare alle elezioni europee.

Mentre raccogliamo le firme per L'Altra Europa, credo che siamo in tante a sentirci come la donna a piazza Taksim a Istanbul, la cui foto ha fatto il giro del mondo. Vestita di rosso e di dignità, a sfidare con coraggio sereno l'arroganza del potere.


Raffaella Bolini

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